lunedì 18 marzo 2013

Sgualdrina

- Sgualdrina – disse, colpendomi più forte. – Una sgualdrina che si eccita ad essere legata e esposta.
Mi frustò con colpi regolari e decisi, sentii la pelle accarezzata da centinaia di aghi. Una cascata di baci secchi e affilati.
Inarcai la schiena, vergognandomi di essere così bagnata.
Dario si fermò, smise di colpirmi, si avvicinò e mi infilò una mano tra le gambe. Sospirai… – Ah, allora è vero che ti piace!
Troia! – Se avesse mosso la mano sarei scoppiata.
- Apri le gambe – ordinò, io obbedii. – Le voglio qui, all’altezza delle ginocchia; non devi muoverti. Capito?
Feci cenno di sì.
Dario si allontanò di un passo; lo sentii di spalle, sedersi sul letto.
- Sei proprio bella legata così, a gambe larghe e con il culo rosso.
Un lungo silenzio, le parole di lui si inoltrarono nel cervello fino a scendere al sesso solleticandomi rudemente. Un calore composto da strisce di cuoio tamburellava sulla mia carne. Aprii la bocca, la richiusi, l’aprii di nuovo.
Lui rimase immobile, in attesa, e il mio sangue defluì dalla testa fino ai piedi.
Mi sembrava di girare in un cerchio folle e straordinario, ero impaziente e strinsi i denti.
Lui si avvicinò ancora, chiusi gli occhi.
Assicurò la corda delle braccia a uno dei ganci del soffitto. Strinse meticolosamente ogni nodo e dopo un po’ non mi trattenni.
- Ti prego – dissi – toccami!
Fu un attimo, un lampo furibondo nei suoi occhi, e mi schiaffeggiò in pieno viso.
Le mani si mossero d’istinto verso la mia guancia, ma erano bloccate. Ero sospesa nell’aria spessa e torbida. Il gatto tornò a colpirmi, si abbatté una volta e un’altra, un’altra ancora. Restai senza fiato, ma non cedetti.
- E’ questo che vuoi? – disse – essere picchiata?
Sentii il tonfo del manico intrecciato cadere a terra e il fruscio di qualcosa di più pesante riempire l’aria. Il sibilo del cuoio levato in alto, poi un dolore lancinante al centro delle natiche. Lacerata. Carne straziata.
Mi ressi al suono del prossimo colpo perché non sapevo se avrei resistito senza aggrapparmi a qualcosa; poi udii il fischio e il respiro mozzarsi all’improvviso. Inspirai con violenza, l’aria era diventata fredda, istintivamente cercai di divincolarmi, ma ero legata stretta e non potevo fare nulla. Cominciai a piangere un colpo dopo l’altro, le frustate si abbatterono e riconobbi le due lingue del tawse.
Il dolore era intenso, cercai di pensare ad altro, ma dopo un po’ non rimase che il calore e un bollore nelle viscere. A ogni colpo era come se il cervello mi fosse risucchiato via dal corpo.
Poi le mani di lui, le dita che esploravano dappertutto e mi sfuggì un gemito.
Dario mi chiuse la bocca con una mano, non avevo più aria nei polmoni; un dolore sordo prese a dilatarsi nel torace. Pensai di dover scegliere tra lo svenire e il divincolarmi, quando mi resi conto che potevo respirare dal naso abbastanza bene, nonostante le lacrime e il muco.
Realizzai di non aver mai provato una sensazione così travolgente, un’esplosione di ebbrezza. All’improvviso mi ritrovai bambina, donna, che percepiva il sibilo di ogni rotazione del braccio, la potenza del movimento, la forza crescente, e alla fine arrivai all’orgasmo più violento che avessi mai provato prima.
Ero una farfalla appiccicata a un fuoco d’artificio, quando Dario mi abbracciò ero persa tra le sue braccia e un altrove…


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venerdì 21 dicembre 2012

Fatti Scopare by Laura

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 Siamo qui, in questa stanza che pare arredata con gli oggetti recuperati dalla scenografia di un film, al secondo piano di questa villa in cui mi hai portata questa notte. È tutto sul rosso e sul porpora: colori che richiamano la passione. Non conoscevo questo posto ma ho capito cos’era e cosa dovevo fare qua ancor prima di raggiungerlo. Mentre mi vestivo per uscire sei entrato in camera e mi hai detto fatto levare il reggiseno, poi hai cercato nell’armadio questa camicetta così trasparente che non riesce a nascondere nemmeno il colore della pelle e mi hai detto d’indossarla. La gonna?
Hai preso un foulard di seta e me lo hai legato in vita, a mo’ di pareo. Ti sei allontanato di qualche passo poi hai mormorato: “Perfetta! Sei irresistibile”.
In macchina hai parlato di tante cose ma non hai accennato alla nostra meta, lasciavi alla mia fantasia il compito d’immaginare, di sognare ed anche di sperare, lo ammetto. Intanto iniziavo ad eccitarmi, tu sai come stuzzicare la fantasia, sai quanto mi provoca concedermi completamente alle tue fantasie e realizzarle per te. Sei il mio uomo ed hai il totale controllo sulla mia mente e sul mio corpo.
Siamo arrivati in questa villa isolata, ho notato quante macchine sono posteggiate fuori ma non ti ho domandato nulla. Sono scesa dall’auto e ho preso l’impermeabile per coprirmi ma tu mi hai detto che non faceva poi così freddo e lo hai riposto sul sedile. Mi sentivo nuda ma era una sensazione piacevole.
Dentro la villa tanta gente riunita in gruppetti. Siamo entrati ed ho sentito gli occhi degli uomini premere sulla mia pelle. A dire il vero erano tutti molto discreti ma i loro sguardi erano inequivocabili. Ho notato come le donne fossero vestite, o nude, altrettanto quanto me, tutte molto belle e circondate ognuna almeno da tre maschietti con gli occhi iniettai di sperma. Mi hai fatto accomodare su di un divano poi sei andato a prendere qualcosa da bere, per un istante sei sparito dalla mia vista e mi son sentita persa, notavo come alcuni dei presenti erano tentati di raggiungermi, poi sei arrivato con un altro uomo. Vi siete seduti ed abbiamo bevuto insieme.
Lui mi è rimasto subito simpatico, adocchiava il mio seno senza insistere troppo, era chiaro che gli piacevo ma non era troppo insistente. Mi son tranquillizzata e rilassata, ti ho guardato negli occhi ed ho capito, ma aspettavo il tuo segnale.

- Fatti scopare! – mi hai detto all’improvviso mentre una mano del tuo amico mi sfiorava le gambe.

Ti ho guardato, poi ho fissato lui e mi sono alzata.
Mi hai preso per mano e condotta di sopra mentre lui ci seguiva, non ho avuto la forza di guadare gli altri presenti che, senza dubbio, sapevano.

Ora sono qui, in piedi al centro della stanza che osservo la mia immagine sul grande specchio alla parete. Sciolgo il foulard che copre a stento le gambe e lo lego più in alto lasciandolo aperto sul davanti. Lui è seduto dietro di me e tu stai sul divano più lontano. Mi guardi poi torni ad ordinarmi:

- Avanti, fatti scopare!

Mi liscio le calze mentre assimilo le tue parole. Sento il seno uscire dalla camicetta tanto sono turgidi i capezzoli.
Sono eccitata, ho voglia di sesso.
Vado verso il tuo amico e sciolgo il nodo della mia improvvisata gonna. Mi lascio accarezzare e baciare la pelle. Ha delle belle mani: calde, vigorose, morbide e sensuali. Mani che sanno dove andare, cosa toccare, dove premere per farmi provare delle sensazioni intense. Mi fugano, esplorano il mio corpo senza malizia ma con maestria.
Lui mi fa chinare per baciarmi i glutei. Come fa a saperlo quando mi piace?
Lentamente mi sfila gli slip senza smettere di baciarmi la pelle o di accarezzarmi. Con gli occhi appannati dall’eccitazione ti guardo, cerco di dirti che sto per scopare per te. Ma lo sai.
Un dito divide le labbra della vagina, sfiora il clitoride, ed ho una fitta d’intenso piacere. Forse gemo troppo forte ma sto perdendo l’equilibrio. Sollevo il sedere ed apro le gambe, voglio quel dito, voglio questi stimoli, voglio godere. Improvvisamente mi penetra con il dito medio, lo arcua e scava dentro di me, preme con forza sulle pareti interne e centra il punto giusto immediatamente. Penso d’impazzire, il piacere è sempre più intenso. Non oso pensare cosa mi capiterà quando sarà il suo membro a penetrarmi. Lui insiste, mi sta distruggendo con quel dito. Vorrei fermarlo ma non riesco a fare nulla se non rimanere chinata e subire le fitte di piacere.
Finalmente allontana la mano, ancora qualche istante e sarei crollata a terra in preda all’orgasmo. Mentre si spoglia riprendo fiato, rimango allibita di fronte al suo pene eretto ed invitante. È ben dotato ma non enorme, meglio così! Per ringraziarlo del piacere che mi ha dato e per te, che ami guardarmi succhiare il sesso di un uomo, mi chino verso di lui e lo ingoio. Lo faccio godere un po’ anche per eccitarlo a dovere e spremerlo meglio dopo. So che più lo faccio eccitare adesso meglio mi sbatte dopo.
Non ne può più. Mi allontana e si siede sulla sedia con il membro svettante. È davvero invitante, lo osservo ed inizio ad immaginarmelo dentro. Mi accorgo di ansimare al solo pensiero e mi controllo, non voglio apparire così vogliosa di lui.
“Fatti scopare” mi hai detto, penso mentre mi posiziono su di lui.
“Ora guardami come mi faccio scopare!” penso mentre scendo lenta sul membro.
Come lo sento entrare mi fermo per un istante, ti fisso negli occhi e mormoro:

- Guarda! Guarda come mi apre! – so che ti eccita sentirmi raccontare cosa provo mentre lo faccio.

Scendo e lo prendo completamente dentro, mi sento riempire il ventre mentre scorre dentro di me e mi fa godere.
Punta, ho una leggera fitta di dolore e mi sfugge un gemito. Appoggio le natiche sulle sue ginocchia e lascio al mio ventre il tempo di adattarsi muovendo leggermente i fianchi. Lo sento bene, è una presenza importante dentro di me e mi piace. Lui spinge delicatamente e m’invita a muovermi. Sento i tuoi occhi addosso, li percepisco direttamente sul pube, dove il mio corpo è violato dall’altro e mi fai eccitare ancora di più. Mi muovo per te, lo cavalco come so ti piace che io faccia con gli altri. Devo essere porca, vogliosa e godere.
Cambiamo più posizioni per il nostro e tuo piacere.
Prima mi metto carponi e mi lascio sbattere violentemente. Sono eccitata e lubrificata a meraviglia, lui può muoversi come vuole, prendo tutto quello che vuole mettermi dentro. Lo sento, lo sento in un modo meraviglioso e mi fa godere. Sto per perdere il controllo, quando sono così eccitata e l’uomo sa darmi gli stimoli giusti non riesco più a connettere. Lascio all’istinto il compito di guidarmi al piacere immenso.
Mi sento prendere per i fianchi mentre lui esce da me, quindi trarre a terra. Mi accorgo che lui è sdraiato dietro, lo sento aprirmi le gambe e guidare il membro sulle labbra della vagina. Chiudo gli occhi e respiro piano sin che, con un colpo di reni, mi entra nuovamente dentro. Ora il suo corpo è premuto contro il mio, sollevo la testa e guardo il mio ventre poi scendo sul pube. Vedo quell’asta di carne violarmi con estenuante regolarità, esce ed entra in me. Ad ogni affondo ho una fitta di piacere. Ti guardo per un ultima volta mentre sono ancora lucida e mi chiedo se è questo che volevi; i tuoi occhi confermano e mi lascio andare. Ora voglio godere.
Contraggo a tempo con le sue spinte il bacino, lo sento sempre più dentro, sempre meglio e coltivo l’orgasmo. Quando lo sento arrivare mi abbandono e lascio che il mio corpo reagisca come è stato programmato per fare.
Godo!
Un onda dopo l’altra il piacere mi fa ansimare, sento le natiche sollevate ed i muscoli della schiena tirare ma non capisco cosa sto facendo. Lui mi penetra ripetutamente nel preciso istante in cui un onda di piacere mi fa contrarre, in questo modo sento enorme la sua presenza in me. Temo di perdere i sensi, il cervello pulsa in modo doloroso. Poi tutto finisce lentamente. Sono spossata, distrutta ed ansimante. Lo sento scivolare via, uscire dal mio ventre. Sono intorpidita, priva d’ogni volontà, voglio solo godermi questa sensazione d’estremo benessere. Percepisco sulla bocca il mio sapore e la apro, non apro gli occhi so cosa è. Lecco svogliatamente ciò che ho dinanzi, dischiudo le labbra e lascio che scivoli nella mia bocca. Si muove lentamente e lo seguo con la lingua e succhio. Spero di sentire il suo seme invadermi la gola e quindi lasciarmi andare nel piacere che ancora sento salire dal ventre.
Si allontana, forse vuole venire sul mio viso. Sento le sue mani, mi guidano e mi fanno inginocchiare. Ora è dietro di me, un dito umido scivola sullo sfintere. Dilato gli occhi e ti vedo sorridere mentre un gridolino di stupore sottolinea l’inserzione del dito nel mio sedere.
Sono in pieno languore post orgasmico potrebbe farmi di tutto ora.
Il suo pene spinge, mi rilasso e sollevo il sedere. Con dolcezza ma deciso mi scivola dentro.

Urlo!

Dolore!

Piacere!

Si muove nelle mie viscere e sento tornare l’eccitazione in me. Mi piace sentirlo dentro.

Ho gli occhi putatati sui tuoi mentre mi sta sodomizzando, vorrei godere ancora ma è troppo presto. Sento che lui rallenta, si muove infilandomelo tutto dentro poi si blocca. Geme, ansima e mi riempie. Il suo seme invade le mie viscere. Lo accolgo mentre penso al piacere che stava salendo in me ma che ho perso.

Esce dal mio corpo e si allontana, ti guardo ferma in quella posizione e sorridi.
Mi avvicino a te e prendo in bocca il tuo sesso, lo lecco e lo succhio come ti aspetteresti da una donna che si è appena fatta inculare di fronte a te. Ti faccio venire in bocca, eri troppo eccitato per resistermi. Sollevo il busto e dischiudo le labbra, il tuo seme mi cola sul seno.

“Guardami!” penso mentre lo sento colare sulla pelle.

Lui si riveste e se ne va, vi sento parlottare mentre rimando stesa nella stessa posizione. Lentamente riprendo coscienza di me, la mente si riempie di profumi, di sensazioni, di piacere, di sesso. Ho la piena cognizione di cosa ho appena fatto e mi sento placidamente languida.
Ti avvicini e mi porgi i vestiti, non dici nulla ma i tuoi occhi parlano per te. So d’essere riuscita a soddisfarti ancora una volta. Mi vesto senza ripulirmi dal seme, lo tengo sulla pelle mentre m’infilo la camicetta ed il suo tessuto si bagna in quel punto. Infilo gli slip sulla vagina bagnata, allaccio il foulard in vita e mi controllo allo specchio. Il seno è ancora turgido ed il seme del tuo amico macchia la camicia.
Usciamo dalla stanza e solo in quel momento mi accorgo che lo specchio, in realtà da sul corridoio. Da lì si può vedere l’interno della stanza. Noto anche qualche bicchiere abbandonato ed un posacenere pieno. Mi domando in quanti hanno assistito al mio amplesso, vorrei domandartelo ma so che me lo dirai quando sarà il momento.

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lunedì 5 novembre 2012

Acqua sulla pelle by Rupescissa

 
 
Non era tipo dal rimpianto facile, ma in quel frangente si malediceva per non aver mai acquistato un navigatore satellitare portatile.

- Eppure… non posso già essere qui! – mormorò mentre fissava un punto sulla carta IGM

Estrasse la vecchia bussola in ottone per orientare la carta mentre analizzava la vegetazione per valutare la quota in cui si trovava in modo da stimare la propria posizione.
Studiò per qualche istante la carta quindi si convinse.

- Se non mi si è fermato l’orologio ho percorso tre ore di sentiero in meno di due… qualcosa non quadra.

Dinanzi a lui il sentiero nel bosco si divideva in tre rami, due ben battuti ed il rimanente chiaramente abbandonato da tempo. In questo la vegetazione ne aveva, quasi completamente, cancellato il tracciato.
Si sedette per risposare qualche istante mentre ripensava alle parole del vecchio, giù al paese, ed alle indicazioni sulla strada da seguire; giunto in quel punto doveva continuare a salire lungo la costa della montagna costeggiando il torrente che scendeva verso valle. In cima al sentiero, dopo altre due ore di marcia, avrebbe trovato la cascata che alimentava il lago di Aela.
Si era incamminato nel primo pomeriggio per giungere al lago al tramonto in modo da poterlo fotografare in quell’ora particolare. Secondo il vecchio solo al calar del sole il lago si tingeva di un blu profondo nonostante riflettesse il rosso del cielo mentre la cascata si colorava di giallo oro. Uno spettacolo unico in quella zona che meritava la fatica per raggiungerlo ed il pericolo del ritorno a valle nella notte. Proprio per evitare di dover ripercorrere il sentiero al buio si era attrezzato con sacco a pelo e numerose provviste, avrebbe dormito sulle sponde del lago, magari su di un materasso di morbida erba in compagnia della borraccia di grappa ed un buon sigaro per poi ridiscendere al mattino.
Qualcosa, però, non coincideva con le istruzioni ricevute, aveva raggiunto il bivio troppo presto, quindi o non era il sentiero giusto oppure le indicazioni non erano poi così precise. Inutile dire che il lago sulla carta non era segnalato, solo uno scarabocchio del vecchio ne indicava la posizione.

- E se fosse il tipico scherzo dei vecchi del luogo?

Ricordava la notte trascorsa, tempo prima in valle d’Aosta, alla ricerca dei “Dahù”: i tipici erbivori valligiani con le zampe anteriori più corte a furia di brucare l’erba in salita. Oppure dei fantomatici volatili che atterrando sui ghiacciai scivolavano sui genitali emettendo il loro richiamo “hoy-hoy” e da qui il loro nome volgare. Almeno quegli scherzi non li aveva subiti da solo, chi lo aveva macchinato si era passato la notte con lui su per i monti.
(nda: questa non me la sono inventata!)
Forse qui, all’imbocco della valle di Susa, erano peggio degli altri montanari quando si trattava di prendere in giro il nuovo arrivato o, forse, aveva solamente camminato più veloce del previsto.
Riprese il cammino lungo il sentiero in stato d’apparente abbandono. Si rese conto di sentire solamente il rumore dei propri passi nonostante prestasse attenzione a non calpestare rami secchi o foglie, non un refolo di vento tra le foglie e nessun segno di vita animale se non qualche traccia. Era circondato dal silenzio assoluto. Per questo riuscì a cogliere in anticipo l’avvicinarsi alla cascata, il fragore dell’acqua gli giungeva all’orecchio attraverso i faggi rifratto dai tronchi a tal punto che era impossibile stabilirne l’origine. Non era salito molto di quota, il sentiero dopo una ripida impennata si era stabilizzato quasi in piano e correva lungo tutto il fianco della montagna. La meta era un piccolo altipiano posto a metà tra il fondo valle e la vetta, qui si trovava il lago e da una parete verticale di almeno cinquanta metri cadeva l’acqua proveniente dai ghiacciai.
Accelerò il passo spronato dal suono che annunciava l’approssimarsi della meta senza rendersi conto che il sentiero andava nettamente migliorando. I faggi lottavano per contendere lo spazio alle prime betulle e alle conifere, segno che il clima di quella zona era generalmente più fresco, ma così non pareva quel pomeriggio tanto che l’acqua sicuramente fresca del lago iniziava ad apparire come un miraggio. E come tale apparve all’improvviso dietro una curva del sentiero.
Dapprima vide la cascata. Non appariva maestosa come s’era immaginato, la minima portata dovuta alla stagione avanzata e la relativamente scarsa altezza non giocavano a suo favore, ma le rocce rosse ed il verde della rigogliosa vegetazione la rendevano bellissima. La lunga marcia stava dando i suoi frutti.
Il lago apparve poco dopo, appena guadagnati i pochi metri che lo separavano dal pianoro. Era un piccolo specchio d’acqua circondato per almeno tre quarti del perimetro da altissime conifere. Da un lato, però, confinava con i limiti del pianoro e nessun albero nascondeva il paesaggio sottostante. Il gioco ottico dei piani e la superficie riflettente dell’acqua lo facevano apparire inclinato verso valle, come se fosse un fiume che si precipitava giù. Era davvero un luogo di rara bellezza e vivo. Pareva che gli animali della montagna si fossero radunati tutti lì, se prima tutto appariva silenzioso e privo di vita ora era un concerto di richiami. Riconobbe varie specie di volatili ed in lontananza vide alcuni caprioli pasteggiare tranquillamente.
Non si era ancora fermato, i muscoli reclamavano una sosta ma intendeva raggiungere la riva prima di riposarsi, e fu qui che scoprì qualcosa di inaspettato. Sul momento pensò ad una visione mistica generata dalla stanchezza e dal caldo, poi si rese conto di non sognare.
Seduta su di un sasso affiorante a pochi metri dalla cascata, levigato dai secoli, stava una figura femminile, splendidamente nuda, dai lunghissimi capelli corvini. Lei era voltata verso la parete di roccia e non poteva né vederlo, né sentirlo a causa del fragore. S’avvicinò con il timore di rompere un incantesimo e vederla sparire all’improvviso, quindi s’accomodò sulla riva e sganciò finalmente lo zaino.
La ragazza era intenta in quello che pareva un solitario bagno ristoratore, raccoglieva l’acqua con le mani e se la versava lentamente sulla pelle chiara, quasi albina. Era bellissima vista di spalle, la schiena ed i fianchi emanavano una sensualità incredibile grazie ai lenti e sinuosi movimenti. Non poteva scorgere il resto ma riusciva ad indovinarlo. Era tentato di denunciare la sua presenza ma quella figura nell’acqua riempiva la totalità dei suoi pensieri.
Lentamente lei si alzò e, barcollando elegantemente sui sassi del fondo, s’avvicinò alla cascata. Ora si mostrava in tutta la sua armonia, i glutei e le lunghe gambe erano il degno complemento di quella schiena e dei magnifici capelli.
In quel momento, il ragazzo, si ricordò della macchina fotografica. Mentre apriva la custodia con mani tremanti pensava d’avere pochissimo tempo prima che lei s’accorgesse della sua presenza ed immaginava il suo risentimento nel scoprirlo con una fotocamera in mano. Scacciò quei pensieri per concentrarsi sulle regolazioni della temperatura colore, sensibilità del sensore e diaframma; preferiva scattare sempre in priorità di diaframmi, in modo d’avere il controllo sulla profondità di campo. Quando la inquadrò era pienamente cosciente e non più vittima del suo fascino, mise a fuoco e si preparò a scattare. La ragazza aveva il busto inclinato da un lato ed il braccio opposto sollevato per cercare un equilibrio sulle rocce del fondo; le gambe unite e tese nello sforzo tendevano i glutei. Era perfetta!
Il dito del ragazzo sfiorò il pulsante di scatto, la macchina regolò ancora una volta la messa a fuoco e calcolò l’esposizione. Era pronta a scattare ma lui indugiò, aveva l’impressione di “rubare” l’intimità di quella ragazza, di violare il suo segreto piacere, d’irrompere nei suoi sogni. Poi il dito scese da solo per scattare la prima immagine. Il delicato suono dell’otturatore lo riportò alla realtà, allora iniziò a scattare in sequenza, variando solamente la focale dell’obbiettivo.
La vide entrare sotto il getto della cascata e sollevare le mani verso l’alto mentre inarcava la schiena, era un immagine carica d’erotismo, pareva che la ragazza si offrisse ad un immaginario amante, che esponesse il suo corpo al gelido abbraccio dell’acqua. Dolcemente lei portò le mani sotto i capelli e li aprì a ventaglio, li fece inzuppare poi se li buttò dietro la schiena.
Il tempo non aveva più senso in quel luogo, il ragazzo era attratto a tal punto da quello spettacolo da non accorgersi che il sole stava calando. Improvvisamente la cascata assunse i colori dell’oro, il corpo della ragazza pareva un gioiello, un diamante bianco e lucente, incastonato in un meraviglioso fascione di quel metallo prezioso. Il giovane non si chiedeva come lei potesse resistere tanto a lungo sotto quel getto di acqua gelida dei ghiacciai, scatto ancora delle foto dopo aver aumentato la sensibilità equivalente del sensore. Sperava solamente di non saturare la scheda di memoria per non rischiare di perdere nemmeno un fotogramma durante la sostituzione.
Quando lei uscì da sotto la cascata riprese la via verso il masso affiorante, sempre con molta cautela camminava nel centro di uno specchio blu profondo increspandone appena la superficie. Il contrasto del suo corpo bianco con l’acqua ed il cielo rosso era un altro spettacolo inaspettato, ma il ragazzo preferì non portare la macchina al viso per scattare altre immagini ora che lei poteva vederlo. Ripose la fotocamera nella sua sacca e si sollevò in piedi in modo da farsi notare.
Si aspettava tutta una serie di reazioni da lei, tranne un sorriso.
Una ragazza intenta a bagnarsi nuda nelle solitarie acque di un lago montano che si scopriva spiata da uno sconosciuto, normalmente, avrebbe urlato il suo sdegno inveendo contro il guardone; invece lei sorrise. Oltrepassò il masso dove l’aveva vista accomodata la prima volta e si diresse verso lui seguendo un percorso serpeggiante sopra le pietre affioranti. Era davvero bella, ora che i dettagli del viso e del corpo si facevano sempre più chiari appariva incredibilmente attraente. Giunta dinanzi al ragazzo tese una mano verso di lui e disse:

- Mi aiuti?

Lui, stordito da quanto vedeva, non comprese subito e tentenno, quindi finalmente afferrò la sua mano e l’aiutò a salire sulla riva.

- Grazie! – disse lei

La ragazza superò il giovane per dirigersi verso un faggio, lì vicino, dove stava appeso ad un basso ramo un vestito bianco. Lui rimase con gli occhi fissi sui glutei sin che la ragazza non si voltò offrendogli una vista ancora più piacevole del suo corpo, quindi stese sull’erba il vestito e vi si accomodò sopra. Per nulla imbarazzata dalla propria nudità si presentò:

- Ange! – disse fissandolo negli occhi – È un diminutivo, ma tutti mi chiamano così.
- Luca. – rispose lui impacciato.
- Non viene molta gente quassù, cosa ti ha portato sin qua? – domandò lei mentre raccoglieva i lunghi capelli per strizzarli esponendo in modo spettacolare il seno.
- Emm… mi hanno tanto parlato di questo lago e della sua bellezza al tramonto che non ho potuto fare a meno di salire.
- Già, questo lago è davvero unico… come quella cascata!- ammise lei voltandosi verso lo specchio d’acqua.
- Vuoi… vuoi qualcosa per asciugarti? – domandò lui che non riusciva a staccare gli occhi da alcune gocce d’acqua che scivolando sul seno cadevano dai capezzoli sulle gambe della giovane.
- No, ti ringrazio, ma tra pochi minuti il vento mi avrà asciugata del tutto. – rispose lei, poi continuò – Parlami di te… da dove vieni?
Il ragazzo si sforzò di non fissarla nelle parti intime e di non puntare spudoratamente gli occhi nei punti erogeni, quindi iniziò a raccontarle la sua storia. Scoprì che era davvero facile parlare con lei, liberarsi d’ogni cosa, aprirsi completamente rivelandole anche i più intimi segreti. Non provava alcun dolore nel ricordare eventi, più o meno recenti, che ancora lo facevano soffrire, come la recente conclusione della sua storia d’amore che lo aveva spinto ad accettare quel lavoro in valle, lontano dalla città e dai ricordi. Parlare con quella splendida ragazza completamente nuda gli faceva bene, sentiva di potersi fidare di lei anche se ancora non sapeva chi era in realtà. Aveva intervallato le sue rivelazioni con alcune domande mirate, ma lei le aveva sempre abilmente eluse; oltre al suo nome non aveva scoperto altro.
La pelle della ragazza si stava asciugando ed i capelli avevano riacquistato il loro volume quando lei esordì domandando:

- Non hai fame?
- Sì, in effetti, inizio a sentire un feroce buco allo stomaco. – ammise lui mentre afferrava lo zaino. – Se vuoi qui ho un po’ di provviste.
- Vediamo! – rispose lei allungandosi verso la sacca.

Il ragazzo svuotò lo zaino sull’erba per iniziare l’inventario ma lei lo precedette:

- Carne in scatola, insaccati, formaggio… due uova ed un po’ di pane… hai solo questo?
- Sì… è roba nutriente e golosa… poi ho anche da bere.
- Non ti offendi vero se offro io? – domandò lei

Senza attendere risposta si alzò in piedi e lo invitò con un gesto a seguirla.

- Qui! – indicò poco dopo – Raccogli le more… solo quelle più mature, io vado a cercare dei lamponi!

Il ragazzo fissò il cespuglio spinoso e ripensò al salame che aveva nello zaino, quindi gli ormoni vinsero la battaglia con lo stomaco ed iniziò la sua raccolta mentre seguiva con lo sguardo la ragazza. Notò come si muoveva agilmente, nonostante non indossasse alcuna calzatura, sulle rocce e tra i cespugli, la sicurezza che dimostrava lo convinse che doveva essere nata in quei luoghi. Non sapeva attribuirgli con sicurezza un’età, appariva molto giovane ma dimostrava una sicurezza ed una proprietà di linguaggio inusuale. Quando lei tornò aveva raccolto in una larga foglia una gran quantità di lamponi ed alcuni frutti più grandi.

- Pesche? – domandò lui
- Sì, c’è un albero poco più in là… tempo fa qualcuno aveva impiantato un piccolo frutteto quassù, c’era anche un ciliegio ma poi un fulmine lo ha abbattuto. Il clima di questo piccolo anfratto è davvero unico.
- Incredibile! – riuscì solo a commentare lui

Tornarono al loro posto, lui si accomodò su di una roccia e lei tornò a stendersi sul vestito. Il giovane apprezzò questa scelta, temeva che si sarebbe rivestita. Si era in qualche modo abituato alla sua nudità, ed ora non era più in difficoltà dinanzi alle sue grazie, ma era sempre fortemente attratto da lei.
Mangiarono lentamente mentre lei lo incitava a parlare, ben presto s’accorse di non aver più nulla da dire, aveva raccontato tutto di sé e continuava a non sapere nulla di lei. Allora decise di forzarla a parlare con domande pressanti.

- Assaggia questo! – disse lei, eludendo una delle tante domande.
La ragazza si sporse per infilargli tra le labbra un lampone enorme e profumatissimo. Fu in quel momento che vide per la prima volta i suoi occhi da vicino. Grigi, profondi, sinceri, grandi ed illuminati dalla luna erano magnifici. Rimase immobile senza riuscire ad ingoiare il lampone.

- Cosa c’è? – domandò lei sottovoce

Non ottenendo risposta avvicinò il viso tanto da recuperare con le proprie labbra il lampone da quelle del ragazzo. Avvenne tutto in un modo così naturale che lui si stupì di non averlo fatto prima, le loro labbra s’incollarono poi le lingue si cercarono. Fu un bacio per certi aspetti casto, sicuramente dolce, ma carico di passione. Venne invaso dal naturale profumo della ragazza, la sua pelle ed i capelli sapevano di femmina. Non quell’odore di sesso tanto eccitante per l’animale che si nasconde nell’uomo, ma un aroma naturale, primordiale, che risvegliava lo spontaneo istinto riproduttivo. Iniziò a sognare un lungo amplesso con quella ragazza, doveva accoppiarsi con lei non tanto per soddisfare la ricerca del piacere ma per qualcosa di più profondo. Spesso identifichiamo la ricerca del piacere sessuale con l’istinto animale, ma gli animali si accoppiano per riprodursi, il piacere che ne ricavano è solamente un sottoprodotto estremamente appagante. Siamo noi uomini ad aver elevato il sesso oltre alla pura procreazione, ad averne fatto una delle principali fonti di piacere. In quel momento il ragazzo stava regredendo allo stato animale: doveva inseminare quella femmina che profumava di fertilità.
Timidamente il ragazzo avvicinò le mani al corpo della ragazza e le posò sulla pelle ricavandone una sensazione di soda morbidezza un contrasto che nasceva dai muscoli tesi nella tensione erotica e dalla pelle liscia, morbida, ma tesa. Era calda, straordinariamente calda, emanava un’energia che si riversava, attraversando le mani, direttamente nella zona genitale del giovane. Ora la desiderava più d’ogni altra cosa. Si ritrovò a giocare con i suoi capezzoli, a raccogliere nei palmi il seno per poi disegnare strani ghirigori sfiorando la pelle con le dita. Lei osservò le mani sorridente sin che non sollevò lo sguardo per fissarlo sugli occhi del ragazzo, dalle labbra socchiuse pareva in procinto d’uscire una frase, qualche parola, forse un offerta o una richiesta. Il giovane si fermò nell’attesa ma meglio d’ogni parola quella luce negli occhi, le labbra umide e la lingua stretta tra i denti indicavano chiaramente il desiderio della ragazza. Lui la baciò ancora cercando di credere a quanto gli stava accadendo, pareva impossibile salire su di un monte e trovare una splendida ragazza nuda e pronta a donarsi completamente a lui. Se ci pensava stentava a credere che fosse la realtà, forse aveva già scolato la riserva di grappa e stava sognando nel suo sacco a pelo steso sotto le stelle. Poi lei fece la mossa decisiva: con estrema disinvoltura appoggiò la mano sui calzoni del giovane all’altezza dei genitali, lo accarezzo apprezzando l’erezione che percepiva attraverso il tessuto, quindi li slacciò liberando il membro. Il giovane abbassò lo sguardo e vide quella mano stringersi intorno al pene, allora prese coraggio e spinse la sua mano verso la vulva della ragazza. Lei non oppose alcuna resistenza, anzi aprì leggermente le gambe per facilitarlo. La scoprì ancora più calda in mezzo alle gambe, era umida ed invitante, chiaramente disponibile. Voleva dire qualcosa, una frase qualsiasi, un complimento forse o una domanda diretta del tipo: “lo vuoi?”. Non ebbe il tempo di formulare alcunché, lei lasciò la presa sul membro e si voltò per mettersi carponi con il sedere rivolto verso di lui. Ancheggiò invitante mentre sistemava le ginocchia sul fondo irregolare del prato, quindi voltò il viso verso di lui e sorrise ancora una volta, sempre più invitante.
Il messaggio del corpo era chiaro, desiderava essere presa in quella posizione e a lui non dispiaceva affatto l’idea. Ammirò il sedere perfetto, esaltato dalla posizione che aveva assunto, e mentre si levava i calzoni per essere più libero si domandava per quale motivo parlasse così poco. Non le sarebbe dispiaciuto sentire la sua voce in quel momento, il suono delle parole poteva essere eccitante quando il quel corpo esposto ed offerto in quel modo, ma l’istinto prese il controllo. Si pose dietro di lei e guidò il membro verso la vulva, lo punto tra le labbra strofinandolo per aprirsi la strada e si preparò a spingere quando la sentì aprirsi. Lei fu più veloce, spinse in alto ed indietro il sedere risucchiando completamente il membro. Finalmente sentì il suono della sua voce anche se limitato ad un lungo gemito. Era scivolato in lei con una facilità estrema, indice di quanto fosse eccitata e questa considerazione lo indusse a spingere con forza per entrarle ancora più dentro. La cinse per i fianchi e la trattenne mentre si muoveva sempre più veloce, lei pareva gradire molto il ritmo, si contorceva e gemeva, cercava di muoversi a tempo con lui ma spesso perdeva il controllo. I suoi capelli disegnavano ampi archi ogni volta che reclinava indietro la testa per poi tornare a posarla a terra. Era fantastica! Non era solo bella da guardare con quella magnifica schiena che terminava in uno splendido sedere, ma si muoveva in un modo tale da amplificare le sensazioni. Il ragazzo temeva di non reggerla a lungo, benché fosse completamente dilatata e bagnata al punto da lubrificare alla perfezione l’asta del pene, il suo ventre si stringeva ogni volta che era tutto dentro di lei. Non potendo osservarne il viso non capiva quanto stesse godendo, non riusciva a capire quanto dovesse forzare il suo controllo per non venire immediatamente. Voleva, doveva, chiederle a che punto era, ma non osava rompere quell’incanto. Deciso a farla urlare di piacere al più presto fece scivolare una mano sotto il ventre e quindi la spinse sino al pube, cercò tra le labbra il clitoride ma trovò subito il proprio pene che entrava in lei, poi a tentoni trovo il punto giusto. N’ebbe conferma da un suo improvviso rantolo e da un lungo fremito che scosse tutto il corpo. La ragazza appoggiò il viso in terra e sollevò ancora di più il sedere, rimase immobile a godersi la penetrazione e lo stimolo esterno sin che, finalmente, un lunghissimo sospiro precedette un urlo di piacere. Lui continuò a stimolarla e a muoversi dentro di lei, vederla godere gli donava un ulteriore aiuto nella gestione del proprio piacere. Voleva con tutte le sue forze farla godere sino allo sfinimento, sognava di vederla crollare distesa e di portarsi sopra di lei per farle bere tutto il suo seme, attendeva solo il momento giusto ma lei piegò la testa in modo da guardarlo negli occhi e lui comprese.
Rallentò il ritmo della penetrazione ma allungò al massimo la corsa. Usciva completamente da lei per poi rientrare penetrandola a fondo. Lei rimaneva immobile, con lo sguardo sognante e languido, accettava tutto, era totalmente disponibile e la sentiva sua come mai nessuna aveva sentito prima di lei. Sapeva che stava per iniettarle dentro tutto il seme che aveva ma voleva godersela ancora un po’, desiderava che quel momento non avesse mai fine ma lei mosse il bacino, spostò il pube verso il basso stringendosi intorno al membro del ragazzo che non riuscì più a trattenere l’orgasmo. Quando stava per venire guardò in direzione del viso della ragazza, in cerca di una conferma che ottenne quindi riversò in lei il proprio succo vitale.
Si separarono a malincuore per crollare stesi a terra. Lei gli si fece contro dandogli le spalle per farsi abbracciare, non disse nulla solo il suo respiro rompeva il silenzio della notte. L’intenso calore del corpo della giovane spinse nel torpore il ragazzo. In qualche sprazzo di lucidità pensò di tirare fuori il sacco a pelo dallo zaino per coprire i loro corpi appagati, ma la ragazza era così calda e morbida tra le sue mani che si addormentò.
Fu un sonno agitato dal timore di risvegliarsi solo, stringeva la ragazza per convincersi che era reale, che aveva davvero fatto l’amore con lei quella sera. Lei mugolava soddisfatta nel sonno e si spingeva istintivamente contro di lui alla ricerca di calore e, forse, protezione. Tanti sogni interrotti e continui risvegli non avevano giovato al suo riposo, per questo alle prime luci dell’alba fu tentato di alzarsi. Osservo i lungi capelli della ragazza mentre avvicinava il viso inspirando a fondo con il naso, fu invaso dal loro profumo e si ritrovò nuovamente schiavo dei suoi istinti. Spinse lo sguardo lungo la schiena ed i fianchi accompagnando la mano che scivolava su quella pelle morbida, raggiunse i glutei ed indugiò su di essi prima di spingersi verso il bacino ed il pube. La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei, il torpore della notte andava lentamente dissolvendosi rendendo sempre più chiare e forti le piacevoli sensazioni dell’amplesso. Lei si muoveva in modo da far scorrere completamente il membro, una danza erotica resa ancora più efficace dalle contorsioni che imprimeva al pube. Lui fece scivolare una mano sotto il busto all’altezza del seno e l’altra sopra, afferrò quindi con forza le mammelle e la strinse a sé. Erano strettamente vincolati e si muovevano all’unisono, pareva che il bosco si fosse fermato per assistere al loro amplesso, persino il fragore della cascata era ridimensionato dai lunghi gemiti.
Lei iniziò a fremere, una vibrazione che si estese in tutto il corpo unendosi alle contorsioni erotiche, sembrò che le si bloccasse il respiro ma inarcò la schiena e spinse la testa contro il petto del ragazzo prima di immobilizzarsi per godere del suo orgasmo. Le convulsioni interne della ragazza spinsero anche lui verso il piacere e, per la seconda volta, le riversò dentro tutto il suo seme.
La tenne stretta a sé mentre il respiro si regolarizzava, lei era avida di coccole e lo comunicava gemendo sommessamente ad ogni carezza. Sarebbe rimasto così tutto il giorno se lei, improvvisamente, non avesse proposto un bagno nel lago.
Il ragazzo era indeciso, la guardò mentre si avvicinava alla sponda per poi entrare in acqua. Nonostante i suoi richiami lui tentennava, era sicuro che l’acqua fosse gelata e non se la sentiva di congelarsi di primo mattino. Tuttavia, osservandola giocare con l’acqua, si sentì fortemente attratto da lei al punto di sfidare il freddo. Si avvicinò alla sponda e mise un timidamente un piede a mollo, scopri con suo stupore che l’acqua non era fredda, anzi pareva tiepida, invitante quanto la ragazza. Entrò deciso e la raggiunse.
Giocarono per un tempo indefinibile sin che il sole non si trovò quasi sulla loro verticale, a quel punto la ragazza disse che doveva andare e, senza badare alle sue proteste, si diresse verso la riva. Quando la raggiunse lei si era già infilata il vestito, era la prima volta che non se la trovava dinanzi nuda e scoprì che era bellissima anche così.

- Dove vai? – domandò lui
- Devo tornare a… casa.
- E dove?
- Di la… - rispose lei enigmatica.
- Non sapevo ci fosse un sentiero in quella direzione.
- Oh! Sono tante le strade che conducono a questo lago, solo che pochi le conoscono… per fortuna!
- Senti, Ange… vorrei rivederti! – ammise lui
- Anche io!
- Ma come…
- Ogni volta che lo vorrai… tranquillo!

Senza aggiungere altro lei si diresse lungo la sponda del lago nella direzione opposta al sentiero tramite il quale era giunto lui, s’infilò nel bosco e poco prima di scomparire dietro ad un cespuglio di rovi lo salutò. Lui rimase attonito dalla veloce fuga della ragazza, perché proprio di una fuga si trattava, inutile definirla in altro modo. Il maggior stupore era dovuto al fatto che lui non avesse fatto nulla per trattenerla o per strapparle almeno un indirizzo dove ritrovarla. Non sapeva neppure da quale paese o frazione venisse. Non riusciva a spiegarsi la sua stessa arrendevolezza, non era nel suo carattere accettare gli eventi senza almeno un tentativo.
Dentro di sé sentiva che l’avrebbe rivista, credeva alla promessa della ragazza. Senz’altro indugio si mise a recuperare le sue cose per conficcarle con forza nello zaino, giunto alla macchina fotografica fu tentato di controllare nel piccolo monitor le riprese della sera prima, ma si stava facendo tardi e la strada era lunga. S’incamminò stupendosi di non sentire la fatica nelle gambe e si complimentò con se stesso meditando su frasi del genere: “complimenti, due scopate e non ne risenti affatto… che fisico!”. Amenità del genere che lo misero di buon umore.
Giunto in prossimità del paese a valle decise di far sosta dal vecchio che gli aveva indicato la via, per ringraziarlo e, forse, raccontargli la sua avventura. Abitava fuori del paese, ma era di strada. Avvicinandosi alla sua casa notò che le finestre erano sbarrate e una piccola selva d’erbacce cresceva intorno alle mura in pietra. Si fermò dinanzi al vialetto domandandosi che fine avesse fatto il vecchio quando una voce lo richiamò:

- Cerca qualcuno?
- Sì… qui non abitava un uomo… anziano…
- E lei chi sarebbe? – domandò la voce sospettosa di un’energica vecchietta.
- Ah. sì, sono il nuovo guardaparco e stavo scendendo al paese da quel sentiero…

La vecchietta si avvicinò quasi a sfiorarlo fissandolo con due occhi miopi ma vivaci.

- Il vecchio Giuspin è morto due anni fa.
- No… non è possibile… - stava per raccontarle di averci parlato solo il giorno prima ma l’anziana donna lo precedette.
- Se va al cimitero lo trova la! – disse lei seccata e se ne andò.

(nda: il dialogo avviene in piemontese stretto, poiché sono davvero in pochi a saper scrivere in questa lingua, ed io non sono tra questi, l’ho tradotto in dialetto italiano.)
Sconcertato dalla notizia si recò di buon passo verso il camposanto, era convinto di scoprire che l’uomo cui si riferiva l’anziana non era il vecchio che conosceva lui. Aveva stampata in mente l’immagine di un anziano montanaro seduto sulla soglia di casa intento a decantare le meraviglie di quel lago poco conosciuto. Erano fatti accaduti solo pochi giorni prima, quindi non poteva essere morto da due anni!
Quando trovò la lapide il mondo prese a girare intorno a lui, all’improvviso nulla aveva più senso. La fotografia incollata sulla pietra ritraeva il viso del vecchio, non c’erano dubbi. S’inginocchiò per studiare meglio i dettagli, sfiorò con le mani l’immagine e le parole incise nella pietra per convincersi di non sognare.

- Lo avevo detto che era qui… ma lei non mi voleva credere! – disse la voce della vecchietta dietro di lui.
- Ma… ma, non è possibile! Io ho parlato con quest’uomo solo due giorni fa! – ammise lui senza voltarsi ma domandandosi come poteva già essere lì con il suo passo malfermo.
- Ci ha parlato! – non era una domanda.
- Sì. Sono sicuro che era lui… due giorni fa sulla soglia di quella casa che ora pare abbandonata. – Si liberò lui.
- Succede! – ammise candidamente lei

“Succede?” si domandò mentalmente lui prima di voltarsi e trovare solo l’aria dietro di lui.

- Cosa vuol dire che “succede”? – domandò ad alta voce in mezzo al cimitero deserto.

Diede ancora uno sguardo alla lapide poi riprese il cammino verso casa. Lungo la strada si rifiutò di pensare, di ricordare o analizzare tutti i dati che premevano nel suo cervello. Gli ultimi eventi avevano quasi cancellato la stupenda notte con la ragazza dai suoi pensieri, solo quando collegò la fotocamera al pc tutte quelle magnifiche sensazioni lo invasero nuovamente. Era talmente sicuro del risultato degli scatti che scaricò tutta la memoria prima di visualizzarli sul monitor. Aprì la prima immagine della serie e stentò a credere a ciò che vedeva. Il lago appariva in tutta la sua bellezza, ma oltre all’acqua e al bosco intorno non c’era altro. Passò in rapida sequenza tutte le foto ma in nessuna di esse appariva la ragazza. Pensò d’impazzire, prima il vecchio che non esisteva più poi la ragazza che non appariva in alcun’immagine. Eppure le inquadrature testimoniavano la volontà di riprendere un soggetto preciso, non un panorama; aveva scattato a qualcosa che ora non veniva visualizzato.
“Impossibile!” pensò.
Ingrandì qualche immagine nella zona centrale, la dove avrebbe dovuto trovarsi il soggetto, ma non scoprì nulla. Quasi sull’orlo della disperazione iniziò ad ingrandire una delle immagini della cascata e qui notò, finalmente, qualcosa di innaturale: l’acqua che scendeva s’infrangeva contro un ostacolo invisibile. La forma non era chiara ma qualcosa fermava le gocce d’acqua prima che giungessero a terra. Ridusse ed ingrandì più volte il dettaglio nel tentativo di scoprire una forma umana in quello strano disturbo, quindi iniziò ad applicare dei filtri in successione senza una regola precisa non ottenendo nulla di chiaro sin che non attivò il filtro basso rilievo e qui, finalmente, riuscì ad intravedere qualcosa. Pareva che a deviare le gocce d’acqua fosse un quadrupede dal collo massiccio e molto lungo. Fissò a lungo l’immagine nel tentativo d’identificare quell’animale ma non riuscì a capire a quale specie appartenesse. Richiamò alla mente i suoi studi, la sua esperienza di lavoro nei vari parchi naturali, ma la linea di quell’animale gli era sconosciuta, e poi era sicuro d’aver fotografato una splendida ragazza!
Stanco e con gli occhi che bruciavano spense il computer e si buttò sul letto senza spogliarsi, crollò immediatamente rapito da un sonno profondo che lo trattenne sino al mattino quando si svegliò con un pensiero preciso in mente: “centauro”.
Questo era l’essere ritratto nella foto.
Stentava a crederci ma si sforzò di non lasciar campo alla parte razionale del suo cervello, non richiamò neppure la foto che aveva elaborato la notte precedente. Si preparò una veloce ma abbondante colazione mentre verificava il contenuto dello zaino che non aveva ancora svuotato, quindi s’infilò gli scarponi e uscì incamminandosi verso il sentiero del lago.
Ora che conosceva la via camminava spedito e raggiunse la meta stabilendo un record personale. Il lago era deserto, si era immaginato di trovare la ragazza ad attenderlo ma comprese che era solo un’illusione. Deluso si sedette su di un masso e fissò la cascata come se intendesse contare le gocce d’acqua. Rimase immobile con lo sguardo fisso per un tempo indeterminato e sarebbe rimasto lì sino alla fine del tempo se:

- Ciao! Mi aspettavo di trovarti qui. – disse la voce della ragazza alle sue spalle.

Lui si voltò lentamente, quasi timoroso di trovare conferma alla teoria che aveva sviluppato nelle ultime ore, ma trovò semplicemente la ragazza con il suo vestito bianco.

- Ciao! – rispose lui
- Cosa ti ha portato qui? – domandò lei
- Fai sempre le stesse domande?
- Mi piace sentire come cambiano le risposte.
Allora, cosa ti ha portato qui questa volta?
- Tu! – ammise lui

La ragazza sorrise e fece un passo verso di lui.

- Voglio sapere chi sei. – la bloccò lui
- Non mi vedi?
- No, devo sapere chi sei realmente.

La ragazza fece ancora un passo sino a giungere a pochi centimetri da lui quindi disse:

- Sono quella che tu vuoi vedere.
- Intendo dire che voglio conoscere il tuo vero aspetto.
- Quello che vedi ora.
- No, non è questo. Ti ho scattato delle foto e….
- Non stai sognando e tutto questo è reale… qui, e solo qui, intorno a questo lago.

Lui la fissò negli occhi e seppe che non mentiva.
Lei sollevò il viso offrendogli le labbra che lui accettò.
Il mattino seguente scese a valle per procurarsi l’occorrente per costruire un rifugio, una casa, dove vivere sulle sponde di quel lago. Lontano da tutti, dal mondo intero e dalle sue assurde regole, insieme a quella incredibile stupenda ragazza.
 

mercoledì 31 ottobre 2012

Usami ! by Laura

 Questo racconto è attualmente archiviato su http://www.raccontimilu.com/viewstory.php?sid=16485

Ascolto il suono prodotto da due corpi che s’incontrano, il primo passivamente disteso sul divano con le gambe spalancate poggiate a terra ed il secondo che si muove in mezzo a loro come se io non fossi la protagonista femminile di quest’amplesso.

Sento la carne dell’uomo scivolare dentro di me tra le pareti fradice del mio sesso e ne percepisco chiaramente la presenza nel ventre; ma non provo piacere. Non voglio godere, non ancora!



Apro gli occhi che ho tenuto serrati sino ad ora e studio, con animo distaccato, lui. Non è bello, ma neppure brutto. Non è prestante ma nemmeno flaccido, non è neppure superdotato ma il suo sesso non passa inosservato dentro di me. Mentre lo guardo cerco una definizione per l’uomo che mi sta scopando: anonimo!

I suoi occhi scorrono avanti e indietro il mio corpo, fissano a lungo il seno che sobbalza a tempo con i suoi colpi, poi scendono giù sino al bacino che si gonfia leggermente ogni volta che si spinge a fondo dentro di me, quindi tornano ad osservare il suo spettacolo preferito: il suo sesso che scivola tra le labbra della vagina per sparire nel mio ventre. Io non reagisco, non gemo, non sospiro, non mi muovo insieme a lui. Ho solamente aperto le gambe e lasciato fare.

Non penso a nulla, non sto aspettando di sentirlo rantolare di piacere nell’illusione che quest’amplesso termini al più presto. Non ho alcuna reazione, mi limito a fissarlo mentre conto i suoi affondi dentro di me.

Lui solleva lo sguardo sino al mio viso, finalmente si rende conto che non sono solo un paio di tette ed un ventre dove scaricare la sua voglia, incontra i miei occhi e sorride per nulla consapevole dei miei pensieri che dovrebbero essere chiaramente evinti dalla mia espressione. Sussurra qualcosa, immagino sia un complimento che non recepisco, che non memorizzo.

Mi accorgo che rallenta il ritmo, sento le mani scorrere sulla mia pelle per poi fermarsi a coppa sul seno. Mi penetra ancora due o tre volte molto lentamente quindi mi prende per i fianchi mentre esce da me e mi trascina in avanti. Dolcemente mi guida a voltarmi, ad inginocchiarmi a terra con il viso volto verso il divano, quindi si sistema dietro di me e mi prende ancora in questa posizione.

Ora percepisco il suo membro più intensamente, poggio il viso sul divano e inarco la schiena sollevando il sedere. Lui mi stringe forte i fianchi trattenendomi mentre spinge sempre più forte e aumenta il ritmo. Mi sta sbattendo con una foga ed un vigore di cui non lo ritenevo capace, tutto sommato mi piace e non riesco a trattenere una certa forma di piacere, quindi inizio a bagnarmi sempre di più e a dilatarmi internamente. Mi accorgo d’essere eccitata quando inizio a non percepire più chiaramente il suo membro che scivola all’interno della vulva, anche lui deve provare la stessa sensazione. A causa di un affondo più intenso del solito scivolo in avanti ed il membro esce da me, attendo immobile che lui lo rimetta dentro ma sento, invece, la sua mano scivolare tra le labbra fradice della vulva, raccogliere i miei umori e spalmarli delicatamente sull’altro mio intimo accesso.

“Vuoi anche questo?” penso mentre mi volto verso di lui e vedo che sta indossando un profilattico.

La risposta non tarda a venire, sento le sue mani divaricarmi le natiche, quindi un dito che viola lentamente lo sfintere, gioca dentro le mie viscere per lasciare posto a qualcosa di più grosso e caldo. Mi sistemo meglio, gli offro ciò che vuole e mi dispongo a prenderlo anche lì. Lui punta il pene e lo guida lentamente nelle mie viscere. Un leggero dolore accompagna questa nuova penetrazione, ma lo accetto, mentre mi sento riempire sempre di più. Lui è abile, spinge dolcemente lasciandomi il tempo di adattarmi, quando finalmente è tutto in me attente qualche istante prima di riprendere a muoversi, poi mi scopa ancora… più lentamente adesso.

Non godo, ma quel pezzo di carne che divarica lo sfintere sfiora dentro al mio corpo alcuni punti per me micidiali. Mi piace e non riesco ad evitare di rispondere alle sue mosse.

Mentre si muove commenta questa nuova situazione, rantola qualcosa del genere: “dovevo sfondarti il culo per farti godere” oppure “si sente che adesso ti piace”. Il tutto condito da epiteti a volte galanti sulla forma della mia schiena o del mio sedere, altre rudi e poco eruditi sulla mia presunta vocazione al sesso anale. Io riesco solamente a rispondere:



- Usami !



Questi erano i patti.



Mentre mi penetra le viscere mi stuzzica anche il clitoride con la mano, ogni tanto lascia scivolare un dito dentro di me e non riesco più a trattenere il mio piacere. Non voglio dimostrargli che sto godendo, che in fondo mi piace quello che mi fa. Non era negli accordi iniziali che dovessi anche rendermi partecipe più di tanto. Ma è davvero bravo nel scivolarmi dentro senza farsi sentire, senza dolore, sino a quando completamente in me stimola il mio corpo costringendomi a godere.

Percepisco chiaramente i suoi sforzi per non venire, lo sento rallentare e spingere sempre meno. Non voglio dargli la soddisfazione di sentire il mio piacere, quindi mi muovo in modo da amplificare i suoi stimoli, il suo piacere. Neppure questa era la mia intenzione, ma preferisco contribuire al suo piacere piuttosto che dargli il mio.

“Continua ad usarmi… godi… vieni!” penso mentre spingo le terga verso di lui.



Quando penso che sia al limite lo sento uscire da me mentre le mani allentano la presa sui fianchi, mi volto e lo trovo accucciato sui talloni ansimante intento a sfilarsi il profilattico. Non ho tempo di immaginare cosa vuole ora da me che si solleva per sedersi sul divano, non parla, ma brandisce il membro gonfio mentre mi scruta senza pudore.

Ho capito, mi vuole sopra, vuole godere comodo e…

Mi appresto a salire su di lui, poggio un ginocchio sul divano e sto per sollevare l’altro quando lui mi poggia le mani sulle cosce e mi fa voltare.

“Ti piace proprio la mia schiena… o non vuoi vedere i miei occhi mentre mi riempi?” mi domando.

In ogni caso divarico le gambe ed arretro sino a porre il pube sopra il suo sesso, quindi scendo lentamente. Lo riprendo dentro, nel ventre.

Ho voglia di sentirlo e, senza rendermene conto, inizio a muovermi dando il meglio di me.

Afferro i testicoli mentre mi muovo salendo e scendendo, ruoto il bacino inventandomi una danza erotica estremamente efficace per tutti e due. Troppo efficace!

Mentre lo sento scorrere dentro di me ripenso alla mia proposta per questo gioco: l’ho pregato di usarmi per il suo piacere, di prendermi e di cercare solo il suo godimento. L’ho sfidato insistendo su questo, gli ho detto: “Usami… se ne sei capace”.

Sono concentrata sui miei movimenti, ho il pieno controllo dei muscoli che mi sollevano e mi fanno calare su di lui, il mio sesso si apre per accoglierlo, per bagnarlo e stimolarlo dolcemente. Lo sento fremere, ansimare, respirare in modo irregolare. I testicoli che tengo tra le mani sono gonfi, caldi e pronti a svuotarsi dentro di me, questo pensiero mi distrae, mi eccita; allora li lascio e faccio scorrere due dita sull’asta del pene quando è fuori di me. Questo è un errore poiché lo sento durissimo e bagnato dai miei umori. Tendo le gambe e resto sollevata da lui, tengo dentro solo il glande mentre scorro con un dito il rigonfiamento lungo il pene che presto sentirò pulsare.

“Avanti… svuotati” penso.

Presto sentirò il caldo e denso liquido invadermi e spandersi dentro di me!

È troppo!

Scendo lentamente per riprenderlo e perdo il controllo.

Una fitta di piacere parte dal pube per prendere possesso del ventre, quindi si lancia verso il cervello e godo.

Celo il mio orgasmo controllando il respiro, evito ogni gemito o suono mentre continuo a muovermi su di lui, ma ho perso il ritmo di prima. Ho un lungo orgasmo, non molto intenso ma lungo; ringrazio il fatto che non può vedere la mia espressione, così posso nasconderglielo. Evidentemente ho perso il sincronismo, non riesco più a combinare le salite e discese con quel movimento di anche che so essere tanto piacevole per un uomo. Forse è questo o probabilmente lui vuole davvero dimostrarmi che sa usarmi quando mi spinge via e mi costringe a tornare carponi.

Sono ancora preda dei postumi del recente piacere orgasmico quando lui mi ritorna dentro da dietro, sono nella posizione di prima con il viso premuto sul divano, in ginocchio e le gambe divaricate. Lui è dietro di me e mi prende con violenza ora, vuole godermi sino in fondo. Lo sento entrare e spingere come se volesse farmelo uscire dalla gola, sento la pressione del suo bacino sulle natiche quando è completamente in me e devo serrare con forza i denti per non gemere di piacere. Mi accorgo che mi sto mordendo un labbro e rilascio subito la presa, mi sfugge un gemito che lui sicuramente ha inteso come di dolore per la possente spinta che lo ha portato nuovamente nel profondo del mio corpo.

Poi si ferma, esce da me e rientra lentamente. Una, due… tre volte poi spinge forte e rantola.

Sento che s’irrigidisce ed immediatamente percepisco le pulsioni del suo membro. Ho la sensazione di sentire qualcosa di tiepido e viscido allagarmi dentro, ma è solo una sensazione… forse.

Gode dentro di me, si muove ancora ma sempre più lento sin che non crolla sulla mia schiena. Rimane così un istante poi esce da me e si allontana.

Sono distrutta, stanca, ho i muscoli della gambe dolenti.

Rimango in quella posizione anche se sento qualcosa di umido colare nell’interno delle cosce, non so cosa mi stia accadendo, mi sento languida ed ancora eccitata per come lui ha creduto di usarmi. Voglio sentire sulle mani la prova del suo piacere e dolcemente ne lascio scivolare una verso la vulva… è fradicia, calda… dilatata. Appena sfioro con un dito il buchino sento una fitta, non la comprendo e riprovo a sfiorarmi. Un altro orgasmo si sta preparando, ora lo riconosco… torno a sfiorarmi il sesso, passo dal buchino al clitoride e… vengo ancora una volta.

Questo orgasmo è incompleto, mi manca qualcosa dentro di me ma è lo stesso incredibilmente piacevole, mi lascio godere in quella posizione mentre continuo a stimolarmi sin che non resisto più e mi lascio cadere sul tappeto per riprendere fiato.



“Chi ha usato chi?” mi domando mentre mi incammino a fatica verso il bagno per una doccia.

Lui non c’è più, è già uscito seguendo fedelmente le mie richieste di prima. È stato bravo anche se in questo momento non ricordo com’è iniziata questa storia, come l’ho conosciuto e com’è nata l’idea di chiedergli di “usarmi” per provare un amplesso diverso dal solito per me.

Mi è piaciuto, non come speravo ma ho goduto, ho provato piacere… ma mi manca qualcosa. Più ci penso, più cerco di scoprire cosa non va mi sento confusa, sono ancora troppo presa dalle sensazioni fisiche, dal languore e dai doloretti sparsi. Solo quando l’acqua inizia a scorrere sulla pelle portandosi via l’odore del sesso comprendo: mi manca la complicità. Per quanto lui sia stato complice nel soddisfare la mia richiesta alla fine mi ha realmente “usato” per godere. E a me questo non va…

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sabato 14 luglio 2012

I giochi di Laura

La visione di quei filmati, trovati per caso, del passato di Laura mi ha lasciato una sensazione strana, sconosciuta. In quei video la vedevo dare se stessa e sfogare tutta la sua sensualità con uno sconosciuto. Sono rimasto stupito dal fatto di non provare sentimenti di gelosia o rabbia. Ho sentito, invece, nascere in me una grand’eccitazione. Sulle prime ho pensato che la parte razionale di me, sapendo che quelle immagini si riferivano ad un suo passato precedente la nostra relazione, ha vinto la parte animale aiutandomi a vedere in quelle immagini un semplice spettacolo molto eccitante e a reagire di conseguenza come se l’attrice principale non fosse la mia donna ma una sconosciuta.Poi mi sono ricordato di quelle occasioni in cui per gioco Laura cercava di farmi ingelosire, magari facendomi notare la biancheria molto seducente che indossava sotto l’abito serio da lavoro oppure quando mi annunciava un suo ritardo adducendo motivazioni misteriose, ebbene in tutte quelle occasioni provavo più che gelosia una forma diversa dal solito ma molto piacevole d’eccitazione.Ho ripensato alla sua reazione alla vista di quei filmati e al modo in cui ha fatto l’amore subito dopo. L’avevo già vista in quello stato dopo che, magari ad una cena di lavoro, era stata corteggiata anche pesantemente. Lei arrivava a casa e sfogava su di me la sua eccitazione. In quelle occasioni scopava in modo più animale, senza freni, preferiva stare sopra di me in modo da poter dettare lei il ritmo. La trovavo subito molto eccitata e raggiungeva l’orgasmo molto in fretta e di solito ne aveva più di uno.
Di questo ne ho parlato con lei una sera e lei ha confermato le mie impressioni. Ha ammesso di trovare molto eccitante essere desiderata e corteggiata con chiare intenzioni da un uomo. Le piace arrivare da me annunciarmi che è stata oggetto d’attenzioni, eccitarmi e quindi sfogare quella voglia di sesso che è nata dentro di lei. Era molto felice del fatto che io mi fossi eccitato senza provare gelosia di fronte a quei filmati.Parliamo ancora un po’ quindi lei mi propone:

- Senti, perché non iniziamo un gioco su queste basi, io vorrei farmi vedere da te mentre seduco, se ci riesco, un altro uomo. Vorrei farti vedere come mi muovo davanti a lui, come accavallo le gambe, come mi sistemo i capelli o come gli sorrido mentre lo seduco e gli faccio venire voglia di scoparmi. Poi vorrei sfogarmi su di te e farti tutto quello che in quei momenti pensavo di fare a lui.Magari, poi ci scambiamo i ruoli e un’altra volta sarai tu a fare e io starò a guardare…. Che ne dici?

-Dico che la cosa stranamente mi piace, continuo ad essere sconvolto da me stesso per i sentimenti che provo.


Studiamo un piano, Laura accenna ad un suo ex compagno di studi, ora collega, che da sempre ha un debole per lei, non manca mai di fargli un complimento e da tempo aspetta che lei accetti un suo invito ad uscire una sera. Oltre al resto, dice lei, non è neanche tanto male come uomo.

Il piano prende forma quando Laura da un appuntamento, dopo cena, alla vittima in un locale molto frequentato della città.
Come d’accordo io mi trovo già li, non conosco la fisionomia dell’uomo, anche se lei me lo ha descritto bene.Sto osservando gli avventori cercando fra di loro qualcuno che corrisponda alla descrizione quando vedo entrare Laura. Indossa una giacca leggera sopra un abito scuro di seta, discretamente corto e leggermente aderente, che sottolinea delicatamente il suo corpo ad ogni movimento. Calze nere molto leggere e scarpe con il tacco molto alto mettono in risalto le sue gambe dai polpacci sottili e slanciati. Ha scelto un trucco che sottolinea le labbra prima degli occhi azzurri.
Si muove con naturalezza ma decisa verso un uomo seduto al banco a tre sgabelli da me. Lo saluta con un gran sorriso e si siede sullo sgabello libero dal lato opposto a me, in modo che lui mi dia le spalle mentre lei rimane in piena vista. Causa l’altezza del sedile, nell’accomodarsi, il vestito di Laura sale scoprendole parecchio le gambe. Lei, però, non si preoccupa di porre rimedio e rimane con un piede appoggiato a terra mantenendo la gamba quasi distesa e il vestito che copre per poco la fascia delle autoreggenti. In quella posizione le sue gambe sono leggermente dischiuse e rivolte verso l’uomo che continua a lanciare fugaci occhiate verso il basso.Lei ordina da bere, come da precedenti accordi mi lancia solo brevi sguardi per capire dalla mia espressione fin dove può spingersi e per trarre piacere ed eccitazione dal fatto che io la sto osservando.
Sono al secondo bicchiere e al terzo posacenere, lei continua a parlare e a sorridere al tipo con sempre maggiore confidenza. Cerco di non osservare la scena con troppa insistenza, anche per non farmi notare. Penso:

- Se non si muove qualcosa la faccenda sta diventando noiosa.-


Laura intuisce e da una mossa alla situazione togliendosi la giacca con un movimento studiato che la porta a spingere in avanti il seno, il quale chiaramente libero da ogni costrizione, disegna due stupendi capezzoli eretti sulla seta dell’abito. Nel farlo sculetta leggermente sul sedile facendo salire ancora un po’ la gonna, ora le autoreggenti sono chiaramente visibili. Prende il bicchiere e beve guardando fisso negli occhi dell’uomo. Posa il bicchiere mentre lentamente fa scorrere la punta della lingua sulle labbra per raccogliere una goccia del drink. Si sporge leggermente verso di lui e gli parla lentamente, immagino la sua voce che sta diventando sempre più calda e sensuale.Si aggiusta i capelli mentre gli regala un sorriso caldo e sensuale. La sua mano scivola sul ventre facendo aderire il vestito al seno, percorre la lunghezza della coscia destra e da questa passa sul ginocchio dell’uomo che al suo contatto ha un sussulto.Lei apre leggermente le gambe mentre si china a riprendere il bicchiere sul bancone, nel farlo porta i suoi capelli a contatto del viso di lui, dandogli modo di respirare il loro profumo. Quando rialza la testa le loro labbra sono a pochi centimetri, lei rimane ferma mentre lo guarda con evidente intenzione ma quando lui fa la mossa di avvicinarsi lei si ritrae.
Appoggia leggermente la labbra al bicchiere, fissando l’uomo intensamente, quando è sicura che lo sguardo di lui è fisso sul bicchiere fa scorrere la punta della lingua sul bordo. Poi dischiude leggermente e molto lentamente le labbra per bere un piccolo sorso.Posando il bicchiere gli dice qualcosa. Lui allora, leggermente titubante, allunga una mano sul ginocchio di Laura.
La mia presenza non passa inosservata, una brunetta discretamente carina si avvicina a me e cerca di attaccare discorso. Nel farlo si interpone fra me e i due che stavo osservando. Cerco di essere gentile nel frattempo però tento di conquistare una piccola finestra su Laura e il suo amico.
Quando ci riesco vedo che la mano di lui è giunta sino a metà coscia e ne sta accarezzando l’interno. Il viso di Laura ha un colorito più rosato, noto che i suoi occhi sono spalancati, si sta chiaramente eccitando.Quando vedo che lei chiede il conto capisco che è il segnale convenuto. Devo uscire dal locale e attenderla in macchina. Secondo il programma lei dovrebbe scaricare il tipo con una scusa ed uscire.
Pago il mio conto e saluto in fretta la mia nuova amica, la quale con grande acutezza si volta ad osservare Laura e l’altro poi si rivolge a me lanciandomi un sorriso enigmatico. Sono convito che abbia capito il nostro gioco, che si attenga alle regole del gioco ma qualcosa mi dice che vuole spingersi oltre. I suoi occhi non mentono!


Mi ritrovo così nel posteggio in attesa, lei arriva dopo una decina di minuti e due sigarette che ho fumato nell’attesa. Quando apre la portiera comincio a sentire una vaga eccitazione crescere dentro di me. Prima di salire, lei si solleva la gonna dell’abito sino agli slip neri, forse per farmi notare che li ha ancora indosso. Il suo gesto provoca in me una fitta nella zona genitale. Si accomoda e noto che il rossetto è leggermente sbavato e mentre le fisso le labbra sento come una pressione all’interno del mio stomaco. Lei si appoggia su un fianco e senza dire una parola inizia a slacciarmi i calzoni. Tira fuori il mio pene e gli si tuffa addosso ingoiandolo.
Vorrei protestare, dirle che siamo in un luogo pubblico e che ci possono vedere, poi ho come un’intuizione….lei vuole proprio questo. Vuole essere vista del tipo che era con lei nel locale, il quale molto probabilmente è uscito dietro di lei. L’esibizionismo di Laura mi eccita ulteriormente, appoggio una mano sulla sua nuca e la invito ad ingoiarlo a fondo. Sono troppo eccitato e vengo immediatamente.Lei beve tutto, gli da ancora due leccatine poi lo ripone al suo posto. Si rimette seduta e mi dice semplicemente:

- Andiamo a casa!-


Metto in moto, inserisco la marcia e vado. Non mi guardo attorno per vedere se qualcuno ha assistito alla scena, non mi interessa. Sono attratto dalle gambe di Laura completamente scoperte, mentre guido verso casa allungo una mano verso la coscia, lei le apre ancora di più. Gioco un po’ con l’elastico delle calze poi avvicino la mano alla sua vagina. Mentre sento quanto è calda e umida lei geme.

- Sei fradicia! -

- Sì! - si limita a rispondere lei sottovoce

Separo le labbra della vagina e le spingo un dito dentro, lei inarca la schiena e spinge il pube verso la mia mano gemendo.

- Mi piaci! - confesso - Mi piaci così eccitata! -

Sento i suoi umori sulle dita, sulla mano, mentre lei geme come se la stessi prendendo.

- Sei così eccitata solo per un gioco? - le domando.

Lei sorride maliziosa e punta i suoi occhi sui miei:

- Solo un gioco... lo vuoi davvero sapere?

Sorrido alla sua provocazione ed al suo protrarre il gioco ma lei si fa seria:

- Pensi che mi sia fermata li?

- ... e dove saresti arrivata in meno di dieci minuti?

Lei non risponde ma accende la luce della plafoniera e divarica le gambe.

- Guarda! - dice indicando l'interno della coscia destra - Questo è sperma!

Sulla calza, poco sotto l'elastico, una macchia estesa e scura indica una zona umida.
Il mio silenzio l'invita a proseguire.

- Questo è sperma, il suo sperma che mi ha riempita quando lo ha tirato fuori per godere... - la sua voce è calda con un tono di sfida, poi aggiunge in modo quasi innocente: - Ne ho anche un po' sul pancino!"

Rimango in silenzio per qualche minuto concentrato sulla strada, poi all'improvviso le domando:

- Sei venuta?

- No, non ci sono riuscita, troppo poco tempo!

Altro silenzio.
Cercando di non farmi notare spio il suo viso e mi accorgo che sorride maliziosa.

- Ti sei fatta davvero scopare?

- Tu cosa pensi?

- Lo chiedo a te?

- Non è importante ciò che è successo ma ciò che credi tu sia successo.

Per il resto del tragitto verso casa lei rimane silenziosa, risponde evasiva alle mie poche domande con gli occhi fissi su di un ipotetico orizzonte al di là del finestrino. Non si è ricomposta, l'abito le lascia completamente scoperte le gambe sino al pube e quella vista continua a mantenere viva la mia eccitazione.
Dovrei essere sazio del piacere che mi ha donato nel posteggio, ma la situazione che si è creata, il dubbio che lei sia arrivata a farsi penetrare da un altro uomo prima, le sue parole, la fortissima eccitazione che ho colto in lei e l'odore di sesso che permea l'abitacolo, continuano ad eccitarmi.

Giunti finalmente a casa mi dirigo verso il soggiorno lasciandole libero il bagno, immagino voglia farsi una doccia prima di andare a letto.

Laura, però, mi raggiunge.
In completo silenzio, dinanzi a me, inizia a spogliarsi lentamente, senza particolare enfasi ma allo stesso tempo in modo sensuale.
Rimane con solo le calze e le scarpe mentre s'inginocchia dinanzi a me e porta le mani sulla mia cintura slacciandola.

- Ho voglia di godere! - sussurra.

Sono eccitato da prima e le sue mani che armeggiano sui calzoni, i suoi occhi, il suo corpo nudo dinanzi a me, stimolano una erezione completa.

- Anche tu mi vuoi! - mormoda soddisfatta lei.

Rinuncia a prenderlo in bocca e sale su di me, si posiziona e dolcemente cala facendosi penetrare completamente.
Mentre inarca la schiena gemendo noto quanto sia aperta e bagnata. Si muove lenta contraendosi e strusciando il pube contro di me ma quasi non la sento.

- Immagina... - mi sussurra mentre preme il seno sul mio viso.

Geme quando le bacio un capezzolo per poi tornare con la schiena eretta.

- Immagina che ti stai muovendo dove poco fa si muoveva il cazzo di un altro!

Ho uno spasmo che si trasmette al mio sesso e lei lo percepisce.

- Ti eccita questo pensiero, vero?

Lei sorride, non attende la mia risposta, si muove lenta tenendomi tutto dentro.

- Lo senti come sono ancora aperta?

Dopo queste parole si solleva sino a farlo uscire e arretra posandosi sulle mie ginocchia. Afferra il mio sesso e dolcemente scorre la mano lungo l'asta.

- Guarda come sono bagnata dentro! - mi fa notare.

La sua mano, scorrendo, raccogli i suoi stessi umori che la imbrattano completamente.
Allungo una mano verso le labbra divaricate della vagina e la penetro con due dita.

- Sì! - geme lei - Senti come sono ancora aperta!

- Laura... - tento d'iniziare una frase ma lei si riposiziona sul mio sesso e se lo guida dentro. Cala con decisione e geme quando lo sente puntare sul collo dell'utero.

- Mi piace sentirti dentro, mi piace come mi apri... il suo non lo sentivo così.

- Laura... - tento ancora.

- Sì, mi sono fatta scopare da lui. Nel bagno degli uomini, seduta sul lavandino, ho aperto le gambe, scostato le mutandine e l'ho preso dentro!

Dice lei tutto d'un fiato.

- Ora ho te dentro!

Inizia a muoversi in modo sempre più intenso, si contrae e si struscia contro di me, vuole godere.

- Non è durato molto, lui è venuto quasi subito, ho goduto nel farmi aprire da lui ma non sono venuta.

La sua voce è sempre più roca e fatica a parlare.

- Quando ho capito che stava per venire ho sperato mi venisse dentro ma lui è uscito e ....

Laura non termina la frase.
La sento contrarsi nell'orgasmo, trattiene il respiro e geme.

- Dammi il tuo seme!

Mentre ancora gode inizia a salire e scendere su me, scorrendo tutta l'asta.

- Riempimi, voglio il tuo seme dentro!

Si muove bene, mi ha eccitato.
La mente è persa in mille domande ma non posso resisterle e lascio esplodere il mio orgasmo.

Appena spingo in alto il bacino le scende e rimane immobile, si lascia riempire tenendomi tutto dentro di sé.
L'espressione del suo viso è di puro piacere mentre crolla su di me.
Rimane immobile, tenendomi dentro.
Si rialza solo dopo un tempo di cui non ho coscienza, il mio sesso è oramai completamente rilassato

- Grazie... - sussurra lei mentre si allontana da me.

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giovedì 31 maggio 2012

Indossa qualcosa di eccitante



- Indossa qualcosa di… eccitante!

Quasi ordino alla mia donna che sta seduta sul divano, dinanzi a noi, con le gambe completamente scoperte dalla gonna sollevata ad arte pochi minuti prima.
Lei si alza in silenzio e, dopo avermi lanciato un’occhiata maliziosa, va in camera. Quella frase è il segnale di “via libera” che utilizziamo tra noi.
Lei aveva invitato a cena quel suo amico di cui mi parlava spesso, uno che non disdegnava per niente l’idea di scoparsela e tante volte, troppe volte, ci aveva provato con lei. Per tutta la cena i doppi sensi, gli ammiccamenti si erano sprecati, ora era tempo di passare all’azione. In fondo volevo vedere quanto era disposta a lasciarsi andare e sin dove si sarebbe concessa. Soprattutto volevo, questo è proprio il termine esatto, scoprire i suoi limiti dinanzi a me.
Il tempo passa lento quando sei in spasmodica attesa.

- Ecco! Come sto con questo body? – domanda lei mentre varca la soglia.

- Un po’ troppo “accollato” ma è carino. – ammetto, in realtà penso che sia troppo pudico, copre troppo il suo splendido corpo ed avrei preferito un qualcosa di più sexy.

Il suo amico ha un groppo in gola e non riesce a dire nulla, ha gli occhi fissi su di lei e la studia come se la vedesse per la prima volta. Questo mi lascia capire quanto sia riuscita a farsi desiderare e tutto il lavoro che ha fatto prima di portarlo in casa nostra. Lei sa come stimolare la fantasia e l’eccitazione di un uomo sino a fargli perdere ogni inibizione quando vuole esibirsi per il mio piacere.
La osservo e noto nel suo sguardo un principio d’eccitazione, è tutta la sera che aspetta il momento giusto per iniziare la sua danza e questo è finalmente arrivato. La invito sul divano mentre mi alzo per lasciarle il posto vicino al suo amico. Lei si siede, lo guarda, gli accarezza una coscia poi lo bacia sulle labbra prima di stendersi ed aprire spudoratamente le gambe in faccia all’uomo.
Si scosta il sottile lembo di tessuto che ricopre il pube e mette si mette in mostra. Lui è tentato di allungare una mano, ha compreso il gioco nel quale si è ritrovato protagonista insieme a lei, ma è ancora titubante. Solo quando volge lo sguardo nella mia direzione e mi vede armeggiare con un apparecchio fotografico ha la certezza di quanto aveva solo sospettato sino a quel momento.
Accettato il nostro gioco allunga una mano verso il pube della mia donna sempre più disponibile, n’accarezza le labbra a lungo e studia il viso di lei prima di spingerle timidamente un dito dentro.
Lei sospira finalmente appagata, si apre ancora di più e lo incita a muovere la mano mentre mi guarda fisso negli occhi. Lui ha occhi solo per lei e prende a penetrarla con due dita, poi i gemiti di lei lo convincono a tentare d’aprirla con tre dita.

Appagata da questo promettente inizio si slaccia il body dal collo mentre invita l’uomo a spogliarsi, poi se lo cala in vita scoprendo il seno. Si volta ed appoggia la testa sul bacino del suo amante mentre spinge in alto il seno per metterlo in mostra ed incitare le inevitabili carezze.
Le piace farsi toccare, spremere il seno prima di unirsi ad un uomo.

È decisa. Lui l’ha accarezzata bene ed è ora di lasciargli intendere cosa seguirà, il piacere che lei saprà dargli: volta il viso e prende tra le labbra il membro per succhiarlo e stimolarlo con la lingua. Lei è abilissima in questa pratica, più di una volta si è ritrovata con il viso imbrattato da un uomo che non ha saputo resistere ai suoi preliminari, però non si limita mai, succhia sempre mettendoci l’anima. Le piace sentire sulla lingua i fremiti di piacere di un glande eccitato da lei.

Ha voglia.

Velocemente si sfila il body, ora è completamente nuda.

Si muove e si sistema con le gambe intorno al busto dell’uomo, prende il membro e se lo accompagna alla vagina mentre controlla l’angolazione del pube. Non ha atteso un mio consenso, sa giù d’averlo. Si spinge contro l’uomo e si fa penetrare, il suo ventre si adatta alla nuova presenza che entra in lei e le trasmette un intenso piacere. Si muove in modo da farlo scorrere, lo vuole sentire, apprezzare, godere.
Lo scopa lentamente tenendolo tutto dentro, lo vuole sentire, vuole sentirsi aprire da lui.

- Prendimi da dietro! – la sento implorare sotto voce mentre si volta.

Si sposta e si mette carponi sul divano, solleva il sedere ed attende. Lui non la delude e presto si ritrova a spingere il membro dentro di lei. La vedo aprire sempre più le gambe, come se volesse sezionare il proprio corpo in modo da consentirgli di arrivare sino in gola. 
Si sta dando senza ritegno, non pareva così eccitata durante la cena, qualcosa deve averla stimolata. Cinge con due dita il pene come per valutarne le dimensioni, come se fosse già tanto aperta da non sentirlo più dentro il ventre.
Lei ha un fremito violento, inarca la schiena poi si porta in avanti e lo fa uscire. Velocemente, senza dire una parola si siede sul divano e spalanca le gambe. Lui la prende nuovamente, capisce dal suo sguardo ciò che desidera e attacca con un ritmo intenso la monta.
Era questo che voleva lei, ora sta godendo. 

Il suo ventre si gonfia e rilassa a tempo con le spinte dell’uomo, ho come l’impressione che non ci stia tutto dentro di lei e questo fa gonfiare il ventre. Il seno sobbalza aritmicamente, non riesce a tenere il tempo delle spinte sempre più veloci e profonde.

La sta sfondando!

Osservo sempre più eccitato dallo spettacolo che mi regala il corpo della mia donna.
Lei raggiunge un improvviso orgasmo, s’inarca e spinge il pube contro di lui, cerca degli affondi ancora più violenti se possibile. Quando gode in quel modo vuole sentirsi violentata, stuprata, dal suo amante.

Solleva una gamba e l’appoggia sul petto dell’uomo, lo spinge via mentre ancora sta godendo, poi si lancia con la bocca aperta sul membro nel preciso istante in cui lui viene. Aspira il suo seme, lo ingoia, lo assapora, poi si lascia crollare esausta sul divano. Chiude gli occhi e pare perda conoscenza. Io so che ora sta ricordando e memorizzando tutto quanto, ogni istante, ogni singolo stimolo del piacere.

La osservo nella sua sensuale immobilità e mi rendo conto che è successo tutto troppo in fretta. Ha goduto, è venuta e si è presa la sua dose di cazzo ma so che a lei non basta.
 Era troppo eccitata e le labbra lucide della vagina mostrano quanto ancora sia bagnata.
Lentamente, con movimenti studiati, si alza dal divano e s’avvicina a me fermandosi a gambe leggermente divaricate dinanzi alle mia ginocchia. 
Osservo le gocce di sudore sulla pelle del busto sotto al seno e sul bacino mentre l’odore di sesso che emana giunge intenso alle mie narici.
Lei s’avvicina ancora e si siede a cavallo sulle mie ginocchia fissandomi negli occhi.

-          Toccami! – la sua voce ha il tono di una preghiera.

Porto una mano sul seno e poi seguo una goccia di sudore che scende verso il pube lentamente, raggiungo le labbra della vagina e le separo lentamente.

-          Sei un lago! – osservo.
-          Sentimi dentro… - rantola lei.

Le spingo un dito dentro e non ho sentore delle pareti interne tanto è ancora aperta.
Lei geme, poi sorride compiaciuta.

-          Sono aperta, vero? – chiede quasi in tono di sfida.
-          Sei sfondata! – so che il termine la eccita.
-          Sì! – mormora lei.

Nel frattempo il suo amico è tornato dal bagno dove si era recato immediatamente dopo ed è in procinto di rivestirsi.

-          No, non ti vestire ancora. Rimani così… lì, sul divano. – ordina lei.

I suoi occhi che porta sui miei mi fanno capire che non ha ancora finito, proprio come immaginavo.
Scivola giù dalle mie ginocchia e si accuccia dinanzi a me, le sue mani corrono verso il mio pene e lo liberano dai calzoni.

-          Ti sono piaciuta vedo! – osserva soddisfatta dalla mia erezione.

Non attende conferma e subito me lo ingoia.
Inizia a succhiarlo e leccarlo. 
Mi accorgo che non vuole farmi godere, la conosco. Sta riversando saliva sul mio glande e poi la spalma lungo tutta l’asta con la mano. 
Le sue mosse mi provocano intese scosse di piacere ma non tali da farmi raggiungere l’orgasmo.  Il suo amico la osserva stupito ed eccitato. 
Vedo la sua mano scendere verso il pene e massaggiarselo. Intanto la mia donna continua la sua opera su di me tanto che mi ritrovo il pene completamente bagnato e scivoloso.

-          Mi apri? – domanda lei sollevando gli occhi verso di me – Mi apri per lui?

I miei occhi rispondono da soli.

Si alza voltandosi poi si pone di schiena su di me. Cala lentamente mentre afferra il mio pene con la mano  e se lo guida. 
Divarica le gambe e pone l’ano delicatamente sul pene poi scende.
Sento lo sfintere che si apre ed il suo urlo, un misto di dolore e piacere. S’immobilizza per un istante poi torna a calare lentamente sino a prenderlo tutto, completamente, nel culo.
Mentre si muove lenta fissa il suo amico.

-          Guarda! Lo vuoi anche tu? Vuoi scoparmi il culo?

Lui non parla ma la nuova erezione che mostra è esplicita.

Si solleva da me e mormora un grazie nella mia direzione, quindi raggiunge l’uomo e gli riserva lo stesso trattamento inumidendogli il pene con la saliva, soddisfatta si rialza in piedi e, come prima, cala su di lui di schiena mostrandomi tutta l’asta del suo amico che le viola le viscere.
Ha il volto distorto da piacere mentre si muove su di lui, respira velocemente e stenta a trattenere le urla di piacere. 
Osservo la sua mano destra che stringe il seno e poi scende verso il pube e li si penetra con due dita mentre si muove su quel palo che ha nelle viscere.
Immediatamente un nuovo orgasmo irrompe nel suo corpo, trema tanto gode. La sua espressione è pura estasi di piacere. 
Non si ferma continua a muoversi su di lui sino a farlo godere ancora, sino a raccogliere il suo seme nelle viscere. Si lascia riempire prima di sollevarsi e baciarlo.
Ora è soddisfatta.

Sazia dei suoi due orgasmi, sazia del seme che ha bevuto e ricevuto nelle viscere,  sazia dell’eccitazione che ha provato.

Si sdraia sul divano in modo scomposto a gambe divaricate verso di me.

-          Vuoi riempirmi? – domanda con una voce dolcissima in netto contrasto a ciò che ha appena dimostrato di essere.

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