giovedì 3 novembre 2011

Tutto dentro di me (in fondo all'anima)


Mi son sempre domandata che effetto faccia cambiare completamente colore di capelli.

Lo so che la personalità non dovrebbe dipendere dall’aspetto fisico ma volevo provare ad essere mora per una volta. Quindi mi son procurata una tintura, di quelle temporanee, e mi son fatta i capelli neri, corvini.

Questo sconvolgimento estetico non ha, inizialmente, avuto altro effetto che una serie di complimenti veri e sentiti ed un’altra serie di complimenti più “diplomatici”. Però mi piaceva il mio viso riflesso nello specchio, la pelle abbronzata mi pareva valorizzata dai capelli neri… se non fosse per quel ciuffetto biondo la sotto… Ma non me la sentivo di tingermi anche lì!

Finalmente è tornato il sole!

Dopo giorni di pioggia l’estate pareva terminata, invece ecco nuovamente il sole. Il suo calore risveglia i miei sensi ma sono sola in casa da giorni, non mi resta che aspettare il rientro del mio uomo per scaricargli addosso tutta la passione di questa donna che si guarda allo specchio e vede nello sguardo riflesso una passione insoddisfatta.

Mi devo distrarre, meglio un buon libro mentre mi godo questo sole sul terrazzo.

Mi spoglio e cerco un costume nell’armadio, voglio qualcosa che non lasci il segno sulla schiena… vediamo…

- E chi cavolo è adesso? – mi domando ad alta voce mentre squilla il telefono.

- Sì?- rispondo e domando allo stesso tempo

- Il premio femmina? – domanda una voce maschile dall’altra parte.

Il ventre mi si contrae mentre una serie di sensazioni contrastanti invadono il mio corpo.

- Ero io, sì. – rispondo con la voce che tradisce una forte emozione – Ma ora il gioco di una notte, ora non lo è più! – aggiungo troppo in fretta

- Ho voglia di te, della femmina che ho avuto quella sera… - Afferma la voce

Un doloroso senso di vuoto al ventre mi fa sussurrare:

- Te l’ho detto… era solo il gioco di una serata, non sono disponibile ad altri giochi. – ma cosa dico?

- Cosa può convincerti a giocare ancora?

- Nulla!

- Tu hai voglia di giocare ancora, lo sento nella tua voce… non puoi nasconderlo!- afferma lui

Ma come fa a leggermi dentro al telefono, mi domando.

Ha ragione, ho voglia ma non di giocare con lui o con qualunque altro uomo che non sia il mio, voglio lui adesso, qui… ma non c’è!

- Ti propongo un gioco…- dice la voce

- Quale? – mi scopro a rispondere ed immediatamente mi maledico.

- Diventa un’altra donna! – propone lui

- Cosa intendi?

- Truccati diversamente, indossa qualcosa che non metti mai, scegli quei gioielli che hai lasciato in fondo al cassetto… esci e vai a cercare un abito che non è nel tuo stile. Inventati un nome, un lavoro, una storia che non è la tua… tingiti i capelli.

L’ultima frase mi fa sobbalzare, e forse lui lo percepisce al telefono perché aggiunge:

- Poi lasciati corteggiare…

Qualcosa in questa proposta mi sta eccitando e sento che sto per entrare nel gioco. Cerco una difesa estrema affermando:

- Potrei diventare una donna che non ti piace!

- Non credo… la femmina che è in te riuscirebbe a sconvolgere qualsiasi uomo… sempre!

- Come fai ad esserne certo?

- Diventa quello che vuoi: una moglie infedele...

- Questo lo sono già! – lo sovrasto

- Una single disinibita, una donna in carriera, una giovane studentessa, una santa o una puttana, una vergine o una ninfomane… quello che vuoi potrai essere con me!

- Se divento puttana non ti conviene, dovrai pagarmi! – cerco di smorzare il tono della telefonata.

- Quello che vuoi tu, io starò al gioco.

Rimango in silenzio troppo a lungo mentre mi sogno in tutte le parti che ha descritto.

- Ti piacerà! – aggiunge

- Non ho detto di sì!

- Ma lo stai pensando. – insiste quella voce suadente.

Il tempo di prepararmi ed esco di casa.

Ho indossato il tailleur nero leggero che avevo piegato ed infilato in una scatola sopra l’armadio, salgo in macchina ed inforco gli occhiali neri troppo grandi per il mio viso che tenevo solo in caso di rottura dei miei preferiti. Non ho alcun girello addosso. Sotto la giacca del tailleur i capezzoli sfregano sulla stoffa rigida mentre mi piego per infilare la chiave d’avviamento. Le scarpe senza tacco mi costringono ad una posizione del piede alla quale non sono più abituata e questo mi ricorda che ora non sono più Laura. Metto in moto e mi dirigo all’appuntamento.

È primo pomeriggio ed il sole scalda, chiudo i finestrini ed accendo il clima mente mi specchio nel retrovisore centrale per controllare la pettinatura. I capelli neri contornano un volto irriconoscibile in quegli occhiali. Però l’eccitazione che ho dentro è sempre la stessa che mi ha guidato in tutte le mie follie.

Lui non mi riconosce, colgo dal suo modo di fissarmi l’indecisione che prova quindi mi avvicino a lui.

- Lau… - inizia lui

- Non sono lei, sono Silvia oggi.

Lui arretra di un passo e mi esamina, poi inghiottendo la saliva:

- Stai benissimo con i capelli neri…

- Silvia è mora! – gli faccio notare.

Ho scelto questo nome in onore della mia amica conosciuta in ferie, lei è mora e splendida!

- Beviamo qualcosa?- domanda

Accetto e lo seguo dopo aver infilato il braccio sotto il suo. Ancheggio anche senza tacchi, mentre inizio a respirare il suo profumo di maschio.

- Allora, Silvia, cosa fai nella vita? – domanda lui nel tentativo di entrare nel gioco.

- Silvia è venuta per farsi scopare! – ammetto, forse a voce un po’ troppo alta.

Mentre alcuni avventori si voltano verso di noi lui rimane in silenzio allibito dalla mia franchezza.

Beviamo qualcosa poi mi invita a casa sua, qui vicino sulla collina.

Mentre salgo sulla sua macchina la giacca si apre mostrando in parte il seno nudo al di sotto, lui mi fissa poi dolcemente mi slaccia l’unico bottone. La giacca si apre in parte, rimane adagiata sul seno ma scopre completamente il resto. Lui è tentato di toccare la mia pelle, ma poi decide di mettere in moto e parte mentre mi rilasso sul sedile. Non parliamo molto durante il tragitto, è troppo impegnato a sbirciarmi il seno.

- Mi domando cosa hai sotto la gonna… - attacca lui

Inspiro a fondo poi:

- Quello che desideri!

Lui rimane senza parole, mi accorgo che vorrebbe dire qualcosa ma non ci riesce.

Giunti a casa sua inizia un tour di vista, mi conduce prima in giardino e mi parla della sua passione per i fiori, quindi propone di visitare il resto della casa. Sta cercando di portare avanti il gioco da lui stesso proposto, ma non ha ancora capito che, per me, il gioco deve ancora iniziare e non è quello che immagina lui.

- Hai una bella piscina… accuratamente nascosta tra gli alberi. – gli faccio notare.

- Sì, è il mio rifugio estivo, qui pare d’essere ovunque ma non in città

- Bella davvero!

Mentre pronuncio l’ultima frase mi levo la giacca del tailleur e la poso su di un tavolino, quindi senza voltarmi sfilo le scarpe sollevando alternativamente le gambe. Gli lancio un’occhiata e slaccio la gonna che cade ai miei piedi. Rimango immobile dinanzi a lui con colo gli slip neri indosso ed attendo una sua mossa che non viene, quindi mi levo anche le mutandine e le appoggio sulla gonna.

- Ti va un bagno? – gli domando

Senza attendere la sua risposta mi dirigo verso la piscina, cammino lentamente mettendo un piede dinanzi all’altro su di una riga immaginaria. So quale effetto ha sui miei glutei questo passo e riesco ad immaginare dove sono puntati i suoi occhi.

Scendo nell’acqua dalla scaletta, molto lentamente. Laura si sarebbe tuffata ma Silvia entra in questo modo.

L’acqua mi arriva al seno, è una sensazione piacevole dopo essere stata costretta dentro quel tailleur troppo pesante per la stagione. Non vedo lui, lo cerco intorno alla piscina ma è sparito.

Ritorna dopo qualche istante con una bottiglia dentro ad un secchiello di ghiaccio e due bicchieri che deposita sul bordo. Ha indossato un accappatoio molto sobrio e sicuramente costoso.

- Vuoi un po’ di vino? – mi domanda mentre sta versando il liquido paglierino.

- È di altra natura il liquido che voglio dentro! – rispondo già eccitata dall’idea di cosa sta per capitarmi.

Lui mi fissa tanto a lungo che il vino inizia a sbordare dal bicchiere, poi conviene:

- Sei davvero unica!

- Credi?

- Sì, sei bella e sensuale e sai cosa vuol dire essere Femmina!

- Queste sono solo parole…- lo stuzzico

- Bevi con me, poi queste parole ti si riverseranno addosso.

Mi porge un calice colmo che accetto anche se ne temo l’effetto a stomaco vuoto.

- Vieni dentro di me!

Lo invito dopo aver riposto il bicchiere vuoto sul bordo. Il doppio senso di questa frase mi rivolta l’utero. Sto quasi delirando dalla voglia di averlo dentro di me e lui è già eccitato. Noto un grazioso rigonfiamento sotto l’accappatoio e mi diverte l’idea di averlo generato semplicemente con le mie parole ed il mio corpo nudo nell’acqua. Non ho ancora sentito le sue mani addosso, non l’ho nemmeno sfiorato ma è giù eccitato. Mi vuole ed io voglio lui ora, la mente non pensa ad altro che all’amplesso, alla sua carne che spinge e mi apre sino a riempirmi il vuoto che sento dentro.

Lui si siede sul bordo e lascia affondare le gambe nell’acqua, mi guarda come se non avesse mai visto una donna prima e questo, lo ammetto, mi gratifica enormemente.

Mi avvicino a lui, sciolgo l’accappatoio e mi ritrovo il suo sesso all’altezza del viso, senza attendere lo prendo tra le labbra e succhio mentre lo ingoio. Lui freme e mi accarezza la testa, infila una mano tra i capelli e mi preme contro il bacino costringendomi ad ingoiarlo sino in gola. Mi piace questa prova di forza, mi eccita essere forzata in certi momenti, ma il gioco deve durare poco, molto poco. Amo avere il controllo della situazione. Lui pare leggermi nel cervello e rilascia subito la presa.

Mi piace quest’uomo, mi attrae la comprensione che dimostra nei miei confronti.

Passo lentamente la lingua sul glande e mi godo i suoi mugolii soddisfatti.

- Vieni fuori… - mi invita ad uscire dall’acqua

- Ti voglio! – sussurro

Mi volto verso la scaletta e risalgo, lui mi offre la mano e mi accompagna verso un materassino.

- Stenditi! – mi prega

- No, stenditi tu. – rispondo.

Lui mi fissa negli occhi mentre si siede, ma invece di stendersi mi afferra i glutei e mi trattiene mentre infila la faccia tra le mie gambe. La sua lingua trova subito il clitoride, s’insinua tra le morbide labbra e mi strappa un gemito.

- No, ti voglio dentro… adesso! – confesso mentre mi ritraggo

Lui si stende e tiene, con una mano, il membro in posizione verticale.

Mi posiziono su di lui, non appoggio le ginocchia a terra ma scendo con le gambe arcuate. Il suo sesso si fa largo in me, scivola dentro e mi sazia. Lo sento colmare quel vuoto doloroso che mi attanaglia da giorni, il mio ventre si apre per lui poi si stringe intorno alla sua carne. Rimango immobile a gustarmi questa sensazione e le sue delicate spinte, poi mi inginocchio ed inizio a muovermi. Lo sento scivolare troppo facilmente al mio interno, sono troppo lubrificata e dilatata. Le sensazioni sono deboli ma è quello che ci vuole per ora. Non intendo godere subito, non voglio che il piacere sovrasti questa sensazione d’appagamento che provo. So che tra poco inizierò a desiderare il piacere e che farò di tutto per godere, la mente avrà un unico scopo e non mi consentirà di apprezzare a fondo questa meravigliosa sensazione che mi restituisce il mio corpo pieno della carne di un uomo.

Lui mi accarezza, prima dolcemente poi sempre più sensualmente. Le sue mani sono ovunque, con gli occhi chiusi non riesco a capire dove andranno ad appoggiarsi e me le godo sin che non mi sfiora i capezzoli. Allora un fremito di piacere scorre lungo il mio corpo, si trasmette ovunque e si riversa nella vagina.

Inizio a salire e scendere su di lui, mi godo delle lunge ed intense penetrazioni. Cambiamo posizione e mi volto in modo sentirlo premere con forza dentro di me.

Godo, salgo e scendo su di lui senza sosta. Quando calo cerco di farlo entrare tutto in me, lo voglio sentire, lo voglio sin dentro l’anima se possibile.

- Vieni sopra di me! – lo prego ad un certo punto.

Lui pare che non aspettasse altro.

Mi stendo e lui è immediatamente tra le mie gambe divaricate, mi penetra con forza ed inizia a sbattermi. Mi piace sentirlo ansimare sopra di me, mi piacciono le sue spinge vigorose. Sollevo il bacino e spingo verso il basso il pube, così lo sento meglio.

- Così… così… non ti resisto! – rantola lui

So che come lo sento meglio io tanto lui è più stimolato da me.

- Sto per venire… non ti fermare ora! – lo supplico

Lui mantiene il ritmo nonostante il respiro, sempre più veloce, mi lascia intendere che è al limite.

Lo guardo, è paonazzo in volto ma non molla.

Lui mi restituisce lo sguardo ed i miei occhi colmi di piacere sono troppo.

Lo sento gemere e colgo una lunga pulsione lungo l’asta del suo membro, qualcosa d’umido m’invade il ventre. Lui rallenta ma non si ferma.

Ancora una spinta, mi penetra a fondo e risento quella dolce scossa seguita dall’eiaculazione.

Mi sta schizzando dentro…

Il mio orgasmo parte in quel preciso istante.

Inarco la schiena e urlo, poi lascio che l’istinto faccia il resto.

È tardo pomeriggio quando lui mi riaccompagna al posteggio dove ho lasciato l’auto. Ho ancora il ventre pieno del suo seme e non riesco a sostenere alcuna discussione. Lui ogni tanto mi guarda, sembra deciso a dire qualcosa poi tace.

Mentre scendo dalla sua auto lui mi domanda:

- Ti rivedrò ancora?

- Silvia muore oggi.

- E Laura?

- Laura non è Silvia!

Rispondo mentre mi dirigo verso l’auto.

le chiavi


C’eravamo lasciati da circa un mese, ma ci vedevamo ancora in giro, in compagnia, ed ogni volta giocavamo un po’. Battute maliziose, palpatine, sguardi e tutto ciò creava ogni volta un po’ di eccitazione, almeno da parte mia.
Quella volta arrivò a tarda serata, era sicuramente dopo mezzanotte, al bar dove io, con i miei amici stavo bevendo già da un po’ e forse un po’ troppo. Mi si avvicinò, mi baciò sulla guancia e mi disse: “sono passata a salutare, ma fra poco vado a casa, sono stanca, domani mi devo svegliare presto”.
Io rimasi piuttosto freddo e quasi non le risposi. Lei ovviamente non si accontentò della mia reazione e aggiunse: “magari prima di dormire mi tocco un po’”. Sapeva benissimo che quella era una delle cose che più mi faceva impazzire e se ne accorse: il mio sguardo cambiò, gli occhi mi si illuminarono e le feci un bel sorriso. “tu non vuoi più scopare con me” disse “ed io mi devo accontentare” Io abbozzai…non era vero che non volessi più scopare con lei, anzi scopare con lei era stato sempre bello sin dalla prima volta, circa tre mesi prima.
Detto questo si avviò all’uscita del locale ed io le andai dietro. Si volse e mi diede ancora un bacio, questa volta vicino all’intersezione delle labbra, lasciandomi sopra un po’ della sua saliva. Ci salutammo ed io le dissi “lascia acceso il telefonino, così ti disturbo un po’ mentre ti tocchi” Lei sorrise.
Passarono circa 10 minuti e mi ricordai di una cosa: in tasca avevo ancora le sua chiavi di casa. Me le aveva lasciate una mattina, lei doveva alzarsi presto ed io rimasi ancora un po’ a dormire a letto. “Tanto io ne ho un altro mazzo”. Non so se si ricordasse di questo episodio. Mi appoggiai al bancone, finì la mia birra ed uscii anch’io dal bar con tutta calma. Il mio progetto si stava sviluppando pian piano nella mia testa e stavo cercando di pianificarlo in modo tale da raggiungere il mio scopo senza creare pericoli.
Andai alla macchina e col cuore che iniziava ad aumentare la frequenza mi diressi verso casa sua. Abitava ad una decina di chilometri dalla città, in una casa di campagna. Quando arrivai parcheggiai ad un centinaio di metri e mi misi a camminare sempre più veloce e con il cuore in gola. Arrivai, vidi la luce accesa in camera sua al primo piano, mi accertai che fosse tutto spento di sotto, in cucina, e infilai le chiavi nella serratura. Girai, cercando di fare il minimo rumore possibile. Entrai, sentii la doccia andare e feci le scale in punta di piedi. La sua camera era in cima e non era separata ne da porte ne da altro, dall’ultimo scalino. C’era solo un muretto che divideva la scala interna dal suo letto. La testiera era proprio appoggiata a quel muretto e così io pensai che avrei potuto guardarla senza essere visto. Rimasi alcuni minuti accovacciato dietro il muretto e mentre sentivo il mio cazzo pulsare freneticamente e la sentii uscire dalla doccia. Rimasi ancora accovacciato: conoscevo le sue abitudini e sapevo che ora si sarebbe spalmata la crema sul corpo e sulle gambe, distesa sul letto. Sporsi leggermente la testa e la vidi, nuda e già distesa, con le lenzuola raccolte in fondo al letto. L’avevo già vista compiere quell’operazione, quella dell’”incrematura” come diceva lei, ma questa volta era tutto così diverso. Non riuscivo a calibrare il mio respiro con il battito del cuore, avevo paura di farmi sentire, non potevo: si sarebbe troppo spaventata. Intanto mi sentivo il cazzo sempre più duro che spingeva contro le mutande e contro i pantaloni facendomi quasi male. Allora scesi le scale lentamente, arrivato giù mi sbottonai i pantaloni e me lo tirai fuori, ormai durissimo e leggermente bagnato sulla punta. Risalii e mi sporsi a guardarla. Era uno spettacolo: aveva appena finito di spalmarsi la crema sulla gambe e mentre con una mano si accarezzava la pancia, con l’altra iniziò a stimolarsi il clitoride. Io trattenevo il respiro, al contrario lei iniziò ad ansimare e a velocizzare il movimento della mano destra. Sapevo già cosa avrebbe fatto…la conoscevo bene. Ed infatti in quel momento si mise di pancia sul letto e, con le gambe larghe, fece passare di dietro il braccio sinistro in modo da poter infilare la mano dentro mentre con la destra continuava a toccarsi sempre più forte. Ogni tanto si fermava, si leccava le dita e riprendeva. Io iniziai a masturbarmi e mi dovetti fermare più volte per non venire, anche se il mio movimento era lento e silenzioso. Ad un certo punto si fermò decisamente. Ebbi paura di essere stato scoperto ma continuai a tenere la mia testa sopra il muretto in moda da poterla vedere. La vidi frugare di fianco al letto, sempre a pancia in giù e tirare fuori il piccolo vibratore verde che portai a casa sua un giorno e che parecchie volte usammo insieme. Riprese a masturbarsi. Ora dentro la sua figa c’era il vibratore che andava su e giù con un movimento lento ma preciso. Più veloce e irregolare era invece il movimento dell’altra mano, con le dita continuava a sfregarsi il clitoride. Sapevo che quello era il “suo modo” di masturbarsi, me lo avevo raccontato più volte e tante volte l’avevo vista farlo davanti a me. Credo di non essere mai stato così eccitato in vita mia ed il pensiero che lei potesse masturbarsi pensando me non faceva che accrescere l’eccitazione. Ormai era vicina. Avrei voluto aggirare il muretto farmi vedere con il cazzo fra le mie mani, così duro e ormai prossimo a sborrare. Lei di sicuro si sarebbe spaventata, ma poi mi avrebbe accolto nel letto e avrebbe volentieri lasciato spazio al mio cazzo al posto di quel piccolo vibratore. Rimasi invece al mio posto, forse questa situazione mi eccitava ancora di più. Sì, rimasi al mio posto e la vidi godere. Iniziò a gemere sempre più forte sino a quando la sentii emettere un lieve urlo di piacere e capii che era arrivata. Ora era il mio turno, ci misi un attimo, mi tappai la bocca con una mano e con l’altra diedi gli ultimi colpi. Sborrai a terra, il mio cazzo non finiva più di spruzzare sperma, le gambe mi tremavano, ma il godimento che provai non aveva uguali. Scesi le scale senza neanche pulirmi. Al piano di sotto mi tirai su i pantaloni. Uscì di casa lentamente arrivai alla macchina ancora stravolto. Presi il telefonino e composi il suo numero. Mi rispose quasi subito. Le chiesi “Eh allora ti sei toccata?” “Certo” mi disse “e tu?” “anch’io” e aggiunsi “è come se l’avessimo fatto insieme, buona notte” Il giorno dopo quando la rividi mi affrettai a ridarle le chiavi di casa. Dovevo farlo…altrimenti mi sarei presentato tutte le sere a casa sua.

giovedì 29 settembre 2011

Seme sul mio seno


Sono in piedi dinanzi a te e ti fisso negli occhi mentre fai scivolare la mia gonna lungo i fianchi dopo averla slacciata lentamente. Sento le tue mani salde e sicure mentre mi sbottoni la camicetta, non tentennano sui bottoni nemmeno quando mi sfiori il seno. Mi chiedo come fai ad essere così tranquillo, apparentemente calmo e deciso mentre io ansimo già dall’eccitazione che sento esplodermi dentro nonostante la paura di fallire. Non mi rendo quasi conto delle dita infilate tra gli slip che mi sfili prima di farmi scivolare le spalline della canottiera trasparente.

Insinui la mano tra le mie gambe, sfiori la peluria curata del pube e, con un dito, penetri le mie labbra e scivoli sul clitoride strappandomi un gemito.



- Sei completamente bagnata! – mi fai notare.



Non riesco a dire nulla, mi limito a fissare i tuoi occhi così duri in questo momento. Rimango immobile, in piedi con le gambe leggermente aperte, mi sento nuda e vulnerabile. Distolgo lo sguardo e noto la macchina fotografica appoggiata vicino a te, allora capisco che non vuoi solamente spogliarmi ed esibirmi.

Sono in attesa della tua frase decisiva che so non tarderà, hai già deciso tutto. L’attesa è terribile, sento la voglia crescermi dentro ed i miei occhi te lo dimostrano. Appoggi la mano nel mezzo del seno e scendi lentamente, ti soffermi sul bacino quindi scendi ancora sul pube e mentre disegni arabeschi impossibili sui miei peli con un dito mi domandi:



- Perché non fai vedere ai nostri amici quanto sai essere troia?



Abbasso lo sguardo sulla mia pelle e faccio per voltarmi senza dire una parola quando sento due mani che si appoggiano sulle spalle. Lentamente indietreggio guidata da loro, faccio qualche passo poi le mani mi spingono verso il basso allora m’inginocchio. Continuo a fissarti senza capire cosa accade dietro di me, ma dalla luce nei tuoi occhi capisco molto.

I due amici, come li hai definiti tu, si fanno avanti, mi vengono di fianco, uno per parte e protendono il loro sesso verso di me. Sono già nudi, si sono spogliati mentre tu spogliavi me. Hanno un’erezione meravigliosa, cingo con le mani i due membri e li tasto , scorro su di loro misurandoli mentalmente, sono notevoli.

Ho voglia, tanta voglia e tu lo sai; ma non mi sento a mio agio, non ho mai fatto nulla di simile prima d’ora, quanto meno senza la tua presenza “fisica”. Mentre meno dolcemente quei falli pronti a soddisfarmi ti guardo ancora mentre ti dico:



- Se non mi fermi ora… vado sino in fondo!

- Vai avanti. – mi ordini.



Mi volto verso uno di loro ed appoggio le labbra sul glande, lui spinge in avanti il bacino e mi entra in bocca. Non posso fare a meno d’ingoiarlo mentre stringo con forza l’altro fallo. Cerco d’immedesimarmi in te che mi vedi inginocchiata tra due uomini nudi che mi spingono il sesso in faccia, ti guardo cercando di capire le tue emozioni ma non traspare nulla, allora chiudo gli occhi e mi dedico a questo doppio. Mi alterno da uno all’altro, come sento che un fallo si gonfia troppo o freme di piacere, passo all’altro e lo faccio impazzire con la mia bocca. Succhio senza aver ancora guardato in faccia i due maschi, mi basta il loro sesso per ora. Sorrido al pensiero che ne sto facendo godere due, quindi torno con rinnovata energia a succhiarli. Mi sento sempre più eccitata, la voglia di provarli tutti e due dentro di me sta superando l’imbarazzo. Inizialmente, lo ammetto, ero insicura, temevo di non riuscire a gestire la situazione, ma ora benché in ginocchio dinanzi a loro sento di tenere la situazione in mano. In ogni senso.

I gemiti che sento provenire dall’alto stimolano la mia autostima: mi sento femmina.



Spingo di lato i due maschi e mi alzo in piedi. Ora li posso guardare finalmente in faccia per gustarmi la loro espressione goduta. Ti guardo e cerco la tua approvazione ma vedo solo l’obbiettivo della fotocamera, quindi decido io.

M’inginocchio sul divano e dico con la voce più sensuale che mi riesce:



- Ne voglio uno dentro!


Non aggiungo altro.

Uno si mette dinanzi a me e offre il suo membro alla mia bocca. Senza pensarci torno ad ingoiarlo mentre percepisco un movimento dietro di me. Succhio con la voglia che nasce dal desiderio d’essere presa e penetrata dall’altro. Continuo a succhiare anche quando sento una mano sulla natica sinistra, quando il peso deforma il divano. So cosa sta facendo e lo attendo.

Sento il membro sfiorare le labbra della vulva, una mano dilatarmi poi, con un solo colpo deciso mi entra dentro.

Mi sfugge un lungo gemito ma non allontano il viso da quello che ho tra le labbra, continuo a succhiare meccanicamente mentre il cervello ascolta solo più ciò che si muove in me. Lo sento spingere, aprire la mia carne ed entrare a fondo. Mi piace e cerco di piegarmi in modo da sentirlo sempre meglio. Ciò che mi sconvolge non è tanto il piacere fisico, non riesco a concentrarmi su ciò che mi scivola nel ventre, sono distratta dall’altro che spinge nella mia gola. Non ce la faccio a muovermi, sono bloccata tra uno e l’altro, mi sento piena di genitali maschili ma non me li godo come pensavo. Mi sconvolge, invece, l’eccitazione che ho dentro.

Cerco d’immaginarmi vista da fuori e mi trovo eccitante, mi sento decisamente porca e questo mi piace!

Da dietro due mani mi afferrano i fianchi e mi fanno stendere sul divano. Acconsento languidamente e mi stendo sull’altro uomo mentre apro le gambe offrendomi all’altro. Subito mi torna dentro, ora posso vederlo mentre stringo tra le mani il fallo dell’altro. Chi mi sta sbattendo ha un espressione tesa sul viso, è sudato e respira affannato; lo sto facendo godere semplicemente aprendo le mie gambe. Sono e resto immobile, lo lascio fare e guardo il suo arnese che si muove regolare fuori e dentro di me, lo vedo scivolare tra le labbra della vagina, aprirmele ed entrare nel mio ventre con una regolarità esasperante, ma quasi non lo sento. Sono troppo eccitata e dilatata, mi chiedo che cosa sto dando a lui, non può certo sentire più di me dentro il mio lago caldo, eppure sta chiaramente godendo. Sono io con il mio corpo, con la mia perversione che lo facciamo godere.

Mi piaccio e mi esalto nel pensare che basta la vista del mio corpo a far godere quel maschio, sempre più calda torno ad ingoiare l’altro membro. Ora sento anche questo maschio vibrare tra le mie labbra: ogni volta che succhio più intensamente del solito lui spinge in alto il bacino e freme, il suo fallo è caldo e saporito, mi accorgo che sta per arrivare al limite ma non mi fermo. Non sento il bisogno di godere, mi basta sentire il loro piacere per appagarmi questa volta.

Ti guardo e ti vedo sempre più lontano mentre la mente si perde in questo sovraccarico ormonale, sono confusa e persa tra i falli di questi uomini che ho intorno ma non mi dimentico di te, mio unico padrone. So cosa vuoi!

Mi trasformo da passiva preda di due uomini a cacciatrice di piacere.

Spingo via quello che ho dentro e mi alzo dal divano, ora posso guardarli entrambi in faccia e studiare le loro espressioni.



- Ora voglio te… dentro! – confesso a bassa voce all’altro.


Lui si sistema per bene, spinge in avanti il sedere sul bordo del divano e trattiene con una mano il membro ben verticale; è un invito allettante. Lenta mi avvicino, apro le gambe come per salirgli sopra poi mi volto e ti guardo mentre indietreggio di un passo. Quando sento le sue ginocchia tra le mie gambe inizio a scendere sin che non me lo sento puntare sulla vagina. Ti fisso negli occhi e scendo su di lui che mi penetra. Scendo a fondo, mi muovo un po’ senza pensare ad altro che al mio piacere, poi l’altro torna alla carica e porge il membro all’altezza del mio viso. Inizio a succhiare quello che prima avevo dentro mentre mi muovo sull’altro. Mi ritrovo nuovamente in difficoltà, se cerco di godermi quello che ho sotto perdo il contatto con l’altro, non posso far altro che tenermi sollevata spingendo sulle gambe e lasciar fare a loro. Gli stimoli che ricevo sono troppo leggeri e non riesco a lasciarmi prendere dal piacere, in questo momento mi sento un semplice oggetto tra le loro mani, mi stanno usando per stimolare il loro sesso, si muovono senza darmi nulla in cambio. La situazione è, in ogni caso, stimolante; mi piace sentirmi così, a volte. Quando usano il mio corpo per provare piacere provo un’eccitazione particolare, forse mi sento più femmina in questi momenti che quando godo di un amplesso. Però non mi basta più l’eccitazione adesso.

Ora che li ho fatti godere, ora che mi hanno usata a sufficienza, voglio la mia parte di piacere.

Allontano il viso da quello in piedi e mi sollevo dall’altro, a stento mi tengo in equilibrio tanto le gambe costrette in quella posizione di prima mi fanno male, ma ho troppa voglia. Mi avvicino a quello in piedi e lo bacio, ripenso all’unico vincolo deciso da entrambi nei nostri giochi di coppia: niente baci sulla bocca, ma decido di violarlo. Questa è una serata particolare.

Mentre la mia lingua gioca con quella dell’uomo riesco a sussurrargli la mia voglia, quindi gli salto in braccio. Lui riesce a trattenermi per i glutei e a sollevarmi quel tanto che basta. Sento il suo membro premere prima sul bacino poi, mentre mi solleva, scivolare sulla pelle e portarsi dinanzi alla vulva. Sono talmente eccitata che appena mi cala un po’ me lo ritrovo dentro. Mentre mi stringe a sé riesce a muovere il bacino tanto da scoparmi. Mi piace!

Mi piacciono le sue braccia che mi stringono e la sua forza, mi sento presa da lui e finalmente inizio a provare qualcosa di forte, mi ritrovo a muovermi contro di lui come non ho mai fatto prima e mi accorgo che basterebbe la sua forte presa sui miei glutei a farmi venire. Ho un principio d’orgasmo che non riesce ad esplodere, sto godendo ma non riesco a lasciarmi andare. Forse è la posizione scomoda o forse sento che se venissi ora lascerei qualcosa d’incompleto.

Ho sempre avuto un desiderio inespresso, tenuto segreto dentro di me nonostante il dialogo molto aperto che ho con il mio uomo: sogno da tempo di raggiungere un orgasmo vaginale mentre tengo in gola il sesso di un altro uomo. In realtà il sogno è di far godere due uomini contemporaneamente, sentirmi riempire il ventre e la gola nello stesso momento, ma so di non poterlo realizzare questa sera.

Chiedo all’uomo di mettermi giù, gli dico che ora voglio venire.

Mentre mi metto carponi sul tappeto invito dietro di me quello che mi ha tenuta in braccio, l’altro si sta già sistemando dinanzi al mio viso. In poche mosse vengo nuovamente presa in questa che è, forse, la più classica posizione nel gioco a tre. Sento che dietro di me tentenna tra il mio forellino e la vagina fradicia, non voglio una penetrazione anale questa sera ed istintivamente contraggo i glutei. L’uomo intende il mio messaggio e punta direttamente al ventre. Mi penetra con un colpo di reni e lo sento entrare sin contro l’utero. Questo è quello che voglio: ne ho uno dentro e l’altro in gola nella posizione che mi consente di percepire al meglio la penetrazione e di muovermi per stringermi contro di lui. Pochi istanti ed il piacere mi porta all’orgasmo.

Quello che prima stentava a partire ora mi esplode dentro in un istante, veloci e brevissime fitte di acuto piacere squassano il mio corpo, vorrei gridare ma il membro che ho in gola me lo impedisce. Forse, per la prima volta, ho un orgasmo di tipo maschile: breve, molto intenso, tremendamente intenso, e spossante. Godo in pochi istanti quello che dovrei provare in un lasso di tempo maggiore, è bellissimo e vorrei gridare un “riempitemi” ma so di non poter correre il rischio. Sono in piena ovulazione e questa sera non posso prendere nulla dentro di me.

Raccolgo le poche forze che mi rimangono, non mi concedo il tempo di crollare nel languore sin che ho ancora forte in me la carica erotica generata da questo gioco perverso con due maschi.

M’inginocchio e li chiamo a me, stringo il loro sesso tra le mani e succhio il mio stesso sapore su di loro. Succhio e meno alternativamente i due uomini, cerco di portarli all’orgasmo insieme, voglio sulla mia pelle e sul mio viso quello che desideravo nel ventre. E così quando esplodono insieme non so dove volgere la mia bocca aperta e avida del loro seme. È curioso percepire la diversità nel sapore del liquido seminale dei due, riesco ad ingoiare un po’ di ognuno e quello che sfugge alla mia bocca cola sul seno.

Guardo verso il mio uomo e comprendo d’aver realizzato un suo sogno, lo intendo da come fissa il mio seno imbrattato di seme.

Alla fine di tutto, quando si sono completamente svuotati mi alzo in piedi; le forze mi consentono di anelare una lunga doccia prima di stendermi sul letto e sognare. Non raccatto i miei vestiti e nemmeno rivolgo una parola ai due uomini, so che probabilmente non li rivedrò più. Passa dinanzi a Luciano e sensualmente gli confido:



- La prossima volta li voglio dentro!



Lui sa cosa intendo e deduco dal suo sguardo che sta già sognando.


Laura M.

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lunedì 24 gennaio 2011

I giochi di Laura


La visione di quei filmati, trovati per caso, del passato di Laura mi ha lasciato una sensazione strana, sconosciuta. In quei video la vedevo dare se stessa e sfogare tutta la sua sensualità con uno sconosciuto. Sono rimasto stupito dal fatto di non provare sentimenti di gelosia o rabbia. Ho sentito, invece, nascere in me una grand’eccitazione. Sulle prime ho pensato che la parte razionale di me, sapendo che quelle immagini si riferivano ad un suo passato precedente la nostra relazione, ha vinto la parte animale aiutandomi a vedere in quelle immagini un semplice spettacolo molto eccitante e a reagire di conseguenza come se l’attrice principale non fosse la mia donna ma una sconosciuta.Poi mi sono ricordato di quelle occasioni in cui per gioco Laura cercava di farmi ingelosire, magari facendomi notare la biancheria molto seducente che indossava sotto l’abito serio da lavoro oppure quando mi annunciava un suo ritardo adducendo motivazioni misteriose, ebbene in tutte quelle occasioni provavo più che gelosia una forma diversa dal solito ma molto piacevole d’eccitazione.Ho ripensato alla sua reazione alla vista di quei filmati e al modo in cui ha fatto l’amore subito dopo. L’avevo già vista in quello stato dopo che, magari ad una cena di lavoro, era stata corteggiata anche pesantemente. Lei arrivava a casa e sfogava su di me la sua eccitazione. In quelle occasioni scopava in modo più animale, senza freni, preferiva stare sopra di me in modo da poter dettare lei il ritmo. La trovavo subito molto eccitata e raggiungeva l’orgasmo molto in fretta e di solito ne aveva più di uno.
Di questo ne ho parlato con lei una sera e lei ha confermato le mie impressioni. Ha ammesso di trovare molto eccitante essere desiderata e corteggiata con chiare intenzioni da un uomo. Le piace arrivare da me annunciarmi che è stata oggetto d’attenzioni, eccitarmi e quindi sfogare quella voglia di sesso che è nata dentro di lei. Era molto felice del fatto che io mi fossi eccitato senza provare gelosia di fronte a quei filmati.Parliamo ancora un po’ quindi lei mi propone:

- Senti, perché non iniziamo un gioco su queste basi, io vorrei farmi vedere da te mentre seduco, se ci riesco, un altro uomo. Vorrei farti vedere come mi muovo davanti a lui, come accavallo le gambe, come mi sistemo i capelli o come gli sorrido mentre lo seduco e gli faccio venire voglia di scoparmi. Poi vorrei sfogarmi su di te e farti tutto quello che in quei momenti pensavo di fare a lui.Magari, poi ci scambiamo i ruoli e un’altra volta sarai tu a fare e io starò a guardare…. Che ne dici?

-Dico che la cosa stranamente mi piace, continuo ad essere sconvolto da me stesso per i sentimenti che provo.


Studiamo un piano, Laura accenna ad un suo ex compagno di studi, ora collega, che da sempre ha un debole per lei, non manca mai di fargli un complimento e da tempo aspetta che lei accetti un suo invito ad uscire una sera. Oltre al resto, dice lei, non è neanche tanto male come uomo.

Il piano prende forma quando Laura da un appuntamento, dopo cena, alla vittima in un locale molto frequentato della città.
Come d’accordo io mi trovo già li, non conosco la fisionomia dell’uomo, anche se lei me lo ha descritto bene.Sto osservando gli avventori cercando fra di loro qualcuno che corrisponda alla descrizione quando vedo entrare Laura. Indossa una giacca leggera sopra un abito scuro di seta, discretamente corto e leggermente aderente, che sottolinea delicatamente il suo corpo ad ogni movimento. Calze nere molto leggere e scarpe con il tacco molto alto mettono in risalto le sue gambe dai polpacci sottili e slanciati. Ha scelto un trucco che sottolinea le labbra prima degli occhi azzurri.
Si muove con naturalezza ma decisa verso un uomo seduto al banco a tre sgabelli da me. Lo saluta con un gran sorriso e si siede sullo sgabello libero dal lato opposto a me, in modo che lui mi dia le spalle mentre lei rimane in piena vista. Causa l’altezza del sedile, nell’accomodarsi, il vestito di Laura sale scoprendole parecchio le gambe. Lei, però, non si preoccupa di porre rimedio e rimane con un piede appoggiato a terra mantenendo la gamba quasi distesa e il vestito che copre per poco la fascia delle autoreggenti. In quella posizione le sue gambe sono leggermente dischiuse e rivolte verso l’uomo che continua a lanciare fugaci occhiate verso il basso.Lei ordina da bere, come da precedenti accordi mi lancia solo brevi sguardi per capire dalla mia espressione fin dove può spingersi e per trarre piacere ed eccitazione dal fatto che io la sto osservando.
Sono al secondo bicchiere e al terzo posacenere, lei continua a parlare e a sorridere al tipo con sempre maggiore confidenza. Cerco di non osservare la scena con troppa insistenza, anche per non farmi notare. Penso:

- Se non si muove qualcosa la faccenda sta diventando noiosa.-


Laura intuisce e da una mossa alla situazione togliendosi la giacca con un movimento studiato che la porta a spingere in avanti il seno, il quale chiaramente libero da ogni costrizione, disegna due stupendi capezzoli eretti sulla seta dell’abito. Nel farlo sculetta leggermente sul sedile facendo salire ancora un po’ la gonna, ora le autoreggenti sono chiaramente visibili. Prende il bicchiere e beve guardando fisso negli occhi dell’uomo. Posa il bicchiere mentre lentamente fa scorrere la punta della lingua sulle labbra per raccogliere una goccia del drink. Si sporge leggermente verso di lui e gli parla lentamente, immagino la sua voce che sta diventando sempre più calda e sensuale.Si aggiusta i capelli mentre gli regala un sorriso caldo e sensuale. La sua mano scivola sul ventre facendo aderire il vestito al seno, percorre la lunghezza della coscia destra e da questa passa sul ginocchio dell’uomo che al suo contatto ha un sussulto.Lei apre leggermente le gambe mentre si china a riprendere il bicchiere sul bancone, nel farlo porta i suoi capelli a contatto del viso di lui, dandogli modo di respirare il loro profumo. Quando rialza la testa le loro labbra sono a pochi centimetri, lei rimane ferma mentre lo guarda con evidente intenzione ma quando lui fa la mossa di avvicinarsi lei si ritrae.
Appoggia leggermente la labbra al bicchiere, fissando l’uomo intensamente, quando è sicura che lo sguardo di lui è fisso sul bicchiere fa scorrere la punta della lingua sul bordo. Poi dischiude leggermente e molto lentamente le labbra per bere un piccolo sorso.Posando il bicchiere gli dice qualcosa. Lui allora, leggermente titubante, allunga una mano sul ginocchio di Laura.
La mia presenza non passa inosservata, una brunetta discretamente carina si avvicina a me e cerca di attaccare discorso. Nel farlo si interpone fra me e i due che stavo osservando. Cerco di essere gentile nel frattempo però tento di conquistare una piccola finestra su Laura e il suo amico.
Quando ci riesco vedo che la mano di lui è giunta sino a metà coscia e ne sta accarezzando l’interno. Il viso di Laura ha un colorito più rosato, noto che i suoi occhi sono spalancati, si sta chiaramente eccitando.Quando vedo che lei chiede il conto capisco che è il segnale convenuto. Devo uscire dal locale e attenderla in macchina. Secondo il programma lei dovrebbe scaricare il tipo con una scusa ed uscire.
Pago il mio conto e saluto in fretta la mia nuova amica, la quale con grande acutezza si volta ad osservare Laura e l’altro poi si rivolge a me lanciandomi un sorriso enigmatico. Sono convito che abbia capito il nostro gioco, che si attenga alle regole del gioco ma qualcosa mi dice che vuole spingersi oltre. I suoi occhi non mentono!


Mi ritrovo così nel posteggio in attesa, lei arriva dopo una decina di minuti e due sigarette che ho fumato nell’attesa. Quando apre la portiera comincio a sentire una vaga eccitazione crescere dentro di me. Prima di salire, lei si solleva la gonna dell’abito sino agli slip neri, forse per farmi notare che li ha ancora indosso. Il suo gesto provoca in me una fitta nella zona genitale. Si accomoda e noto che il rossetto è leggermente sbavato e mentre le fisso le labbra sento come una pressione all’interno del mio stomaco. Lei si appoggia su un fianco e senza dire una parola inizia a slacciarmi i calzoni. Tira fuori il mio pene e gli si tuffa addosso ingoiandolo.
Vorrei protestare, dirle che siamo in un luogo pubblico e che ci possono vedere, poi ho come un’intuizione….lei vuole proprio questo. Vuole essere vista del tipo che era con lei nel locale, il quale molto probabilmente è uscito dietro di lei. L’esibizionismo di Laura mi eccita ulteriormente, appoggio una mano sulla sua nuca e la invito ad ingoiarlo a fondo. Sono troppo eccitato e vengo immediatamente.Lei beve tutto, gli da ancora due leccatine poi lo ripone al suo posto. Si rimette seduta e mi dice semplicemente:

- Andiamo a casa!-


Metto in moto, inserisco la marcia e vado. Non mi guardo attorno per vedere se qualcuno ha assistito alla scena, non mi interessa. Sono attratto dalle gambe di Laura completamente scoperte, mentre guido verso casa allungo una mano verso la coscia, lei le apre ancora di più. Gioco un po’ con l’elastico delle calze poi avvicino la mano alla sua vagina. Mentre sento quanto è calda e umida lei geme.

- Sei fradicia! -

- Sì! - si limita a rispondere lei sottovoce

Separo le labbra della vagina e le spingo un dito dentro, lei inarca la schiena e spinge il pube verso la mia mano gemendo.

- Mi piaci! - confesso - Mi piaci così eccitata! -

Sento i suoi umori sulle dita, sulla mano, mentre lei geme come se la stessi prendendo.

- Sei così eccitata solo per un gioco? - le domando.

Lei sorride maliziosa e punta i suoi occhi sui miei:

- Solo un gioco... lo vuoi davvero sapere?

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mercoledì 15 dicembre 2010

Esibire


- In effetti sentivo che il cazzo iniziava ad indurirsi e lui senza attendere la risposta mi mise una mano nei pantaloncini abbassandomeli- In effetti sentivo che il cazzo iniziava ad indurirsi e lui senza attendere la risposta mi mise una mano nei pantaloncini abbassandomeli

Era trascorsa più di un'ora quando mi svegliai. La spiaggia ormai era deserta tranne per la coppia anziana la quale s'era fatta più vicina a noi. Lui non aveva certamente meno di 65 anni anche se nell'insieme aveva un fisico discreto. Lei di sicuro non era più giovane di lui di molto ma al contrario il suo fisico non era proprio quello che si dice da calendario, anzi. La cosa che però mi colpì particolarmente fu il fatto che lei aveva il seno scoperto. Una quinta misura abbondante e cadente. Due di quei cocomeri che possono sognare di accarezzare solo dei 13enni alle prese con le loro prime polluzioni. Mi misi seduto rivolto verso Maria che continuava a dormire. Ero rivolto anche verso la coppia e in quella posizione li avevo proprio di faccia. Fu allora che l'uomo iniziò a toccare le tette della donna. Dapprima iniziò a carezzarle di lato, poi dopo mettendosi alle spalle di lei le prendeva da sotto e le tirava su quasi volesse soppesarle. Con pollice e indice iniziò a pizzicarle i capezzoli fino a farli diventare duri ed enormi. Lei era ad occhi chiusi e dai movimenti della bocca dimostrava gradire molto il trattamento. Dopo un po' lei era pancia all'aria distesa sull'uomo. I suoi concioni erano completamente spalancati e con entrambe le mani si tirava il costume fino a farlo rientrare nella fica carnosa. Dopo un po' lui con una manovra degna di un prestigiatore le sfilò il costume lasciandola completamente nuda ai miei occhi. Potei quindi vedere che aveva la fessa completamente depilata e di un'enormità inaudita. La prima cosa che pensai fu che per avere quella fessa di sicuro era abituata a ricevere dentro chissà che cosa. Ormai avevo il cazzo completamente eretto e senza altro indugio iniziai a masturbarmi di fronte ai loro occhi. Fu allora che il tizio si alzò lasciando la moglie a masturbarsi come un ossessa avvicinandosi a me. In un primo momento ebbi il timore che volesse creare qualche problema, ma subito mi dovetti ricredere. Con un sorriso si accovacciò al mio fianco dicendo:

- Abbiamo notato come poco fa si è divertito con quei ragazzini.

- Ma veramente io...

- Non si preoccupi. Era uno spettacolo eccitantissimo e ci ha messo addosso una voglia di sesso che lei non s'immagina neppure. Era tantissimo tempo che io e mia moglie non ci godevamo uno spettacolo del genere.

- Veramente mia moglie... lei non era proprio partecipe del tutto.

- Ho notato anche questo. Di sicuro le ha dato qualcosa per farla dormire. Ma le dirò, forse è proprio questo che ci ha eccitato di più.

- Sa, mia moglie in fatto di sesso... è una frana.

- Senta, io e mia moglie le vorremmo fare una proposta.

- Mi dica, sono tutt'orecchi.

- In quell'oretta che lei ha dormito...

- Per favore, diamoci del tu. Mi sembra più adeguato alla situazione.

- Hai ragione, allora presentiamoci. Io sono Antonio e mia moglie si chiama Michela

- Io Mario. Lei invece è Maria.

- Allora dicevo, in quell'oretta che hai dormito io e Michela abbiamo pensato alcune cosette. Avendo capito che tua moglie non sa nulla delle tue porcate, sarebbe bello che tu ci lasciassi tentare di convincerla a fare sesso di gruppo.

- No, di questo non se ne parla nemmeno. Lei non accetterebbe mai e di sicuro ne farebbe con me una tragedia.

- No, non mi hai lasciato finire. Non volevo dire di passare subito ai fatti. Ci piacerebbe frequentarvi e piano piano, col tempo, vorremmo tentare di portare tua moglie a cambiare idea sul sesso. Chiaramente mi rendo conto che potresti giudicare la cosa un tantino pericolosa non conoscendoci, ma forse se ti mostro i miei documenti ti renderai conto che puoi essere tranquillo.

- Questo non lo riesco a capire. Tu mi dai la possibilità di avere la certezza che siete persone tranquille, ma a voi chi lo dice che noi lo siamo?

- Questione di naso. Allora ci stai?

- Ma chi diavolo siete?

Lui allora fece un cenno a sua moglie che nel frattempo aveva calmato i suoi bollori. Questa allora prese dalla borsa del mare il portafogli del marito lanciandoglielo. Lui lo prese al volo e ne tirò fuori un tesserino: porca miseria. Era proprio lui: il sottosegretario del ministro .... Aveva un volto che mi ricordava qualcuno, ma non ero riuscito a mettere a fuoco fino a che non avevo letto il nome.

- Senti, tu sei un pezzo grosso, ora lo ricordo. Ma mi dici come fai a non credere che volendo ti possa ricattare?

- Io tra poco me ne vado in pensione e ho l'intenzione di andarmene a vivere in un paesino della Francia dove a nessuno interessa ciò che fai o ciò che sei. Quindi un'eventuale scandalo non mi farebbe né caldo né freddo. Anzi il fatto che potrebbe creare qualche problema al mio ministro a limite può farmi piacere: mi è di un antipatico che non si può credere. Poi comunque come ti ho detto è anche questione di naso.

Mi convinse. L'idea della complicità con quei due mi eccitava enormemente. Già mi immaginavo orge e sesso misto.

- Allora accetto, spero solo di non pentirmene

- Non te ne pentirai.

- Senti, secondo i miei calcoli Maria non dovrebbe tardare molto a svegliarsi. Che ne diresti se cominciassimo subito.

- Sono d'accordo con te. Faremo finta che tu mi hai riconosciuto e mentre lei dormiva abbiamo parlato e fatto amicizia.

- Perfetto. Non dubiterà di nulla. Nel frattempo potremmo...

- Be, io e Michela non aspettiamo altro.

Feci per alzarmi per dirigermi verso la tettona, ma proprio in quel momento Maria si mosse dando segni di risveglio. Dovetti allora rinunciare a sollazzarmi con il donnone, la quale immediatamente si ricoprì del tutto per non dare nell'occhio.

- Ma... Ma che ore sono?... Quanto ho dormito?

- Ormai sono le sei del pomeriggio.

- Come...? Le sei? Ho dormito tutto questo tempo?

- Si cara, e hai anche russato parecchio.

- Mio Dio, non ricordo proprio nulla. Mi sento così strana. Come se mi fossi ubriacata. Ma tu nel frattempo cosa hai fatto tutto solo.

- Non preoccuparti cara. Ho fatto amicizia con questo signore e sua moglie. Lo riconosci? È il Dottor....... . Il sottosegretario di.....

- Sono lieta di conoscerla - disse mia moglie stendendo la mano - mi dispiace di aver fatto questa figura...

- Non si preoccupi signora, anche noi siamo qui per riposarci un pochino. Le presento la mia signora...

In breve tempo i convenevoli furono abbandonati tanto che Maria e Michela sembravano conoscersi da anni. A dire il vero la cosa mi preoccupava un tantino. Si sa che le donne quando entrano in confidenza si raccontano tutti i loro segreti. Ma un paio di occhiolini di Michela mi tranquillizzarono. Trascorse quasi un'ora durante la quale effettivamente ci comportammo come persone normali che avevano fatto amicizia da poco.

- Signori, ormai il sole è sera e inizia a fare fresco. Cosa ne dite se andiamo in qualche ristorantino per una bella cenetta. Offro io.

- Non se ne parla nemmeno - aggiunsi - facciamo una cosa: perché non venite a casa nostra?

- Si, giusto - aggiunse Maria - trascorreremo una bella serata

- Per me va bene - disse Michela entusiasta

- Allora vada per casa vostra. Resta inteso che la prossima sarà da noi

Ero eccitatissimo. Pur sapendo che almeno per quella sera non sarebbe accaduto nulla di particolare il mio cazzo rispondeva come quello di un 18enne. Ci rivestimmo. Michela nonostante la sua mole indossava una gonna corta e una leggera camicetta. Devo dire che era molto arrapante.

- Secondo me le piace mettersi in mostra - dissi in un orecchio a Maria

- Sei il solito porco. Tutto sommato siamo venuti al mare. Come si doveva vestire? In lungo?

La cosa mi fece sorridere: era proprio Maria che difendeva quella che sarebbe stata l'artefice della trappola.

Devo dire che quei due ci sapevano veramente fare. Infatti l'argomento sesso quella sera fu trattato di sfuggita anche se decisamente e le due volte successive servirono solo per preparare il campo. La cosa riusciva veramente bene, ma toccava a me rendermi conto quando Maria fosse stata pronta. Comunque, sesso a parte, io e Antonio scoprimmo che stavamo bene tutti insieme e la nostra amicizia sarebbe durata nel tempo.

Una sera, mentre eravamo in salotto dopo una cena a casa dei nostri nuovi amici, Michela portò con eleganza il discorso sui rapporti sessuali con il proprio sesso. Rimasi molto sorpreso nel sentire l'opinione di Maria, la quale disse che secondo lei nessuno poteva dire la sua in merito fino a che non lo avesse provato e quindi non avrebbe potuto nemmeno giudicare chi praticava certi rapporti. In effetti io e Maria non avevamo mai parlato di questo argomento e quindi fino a quel momento non sapevo come lei la pensava in merito. Di sicuro ero convinto che per lei era un argomento da perversi e quindi che non le riguardava, ma mi sbagliavo, o quanto meno aveva cambiato idea.

- Chi di voi ha avuto qualche esperienza del genere? - disse Michela

Ci fu un attimo di silenzio, poi Antonio disse:

- Be, in effetti una volta ho provato qualcosa del genere.

- Ma come, e non me lo hai mai detto? E quando è successo?

- È stato tanti anni fa... al mare... eravamo a Capri.

- Ma che dici? Ma allora lo hai fatto quando già mi conoscevi? E con chi?

Michela sembrava più divertita che altro. Il suo tono di finto rimprovero non celava assolutamente la sua curiosità. O per lo meno sembrava curiosità, ma probabilmente era già a conoscenza del fattaccio.

- Senti, hai chiesto se qualcuno di noi avesse avuto qualche esperienza non i dettagli.

- Facciamo una cosa - intervenni io - ognuno di noi ci racconterà nei dettagli una sua esperienza.

- Si, ma siamo sicuri che i dettagli della mia storia interessino veramente?

- Io dico di si - interruppe Michela - credo proprio che questa storia c'incuriosisca molto. Tu che ne dici Maria?

Mia moglie deglutì a fatica. Per la prima volta potei scorgere sul suo viso una smorfia di morbosa curiosità:

- Io... veramente... non dico che non sono curiosa... ma credo che...

- Cosa? - disse Michela

- Credo che siano fatti suoi. E se non vuole raccontarli non è tenuto a farlo.

- Ma se tutti raccontano una loro storia segreta, credo che ci ritroveremo alla pari

- Va bene ho capito. Vi racconto tutto. Però poi voglio sentire voi.

- Ok. Siamo d'accordo.

Antonio iniziò il suo racconto:

- Era il primo anno che abitavamo a Roma. Il nostro reddito quell'anno era salito vertiginosamente e avevamo deciso di trascorrere una settimana a Capri. L'albergo si affacciava direttamente sul mare e lo spettacolo era eccezionale. Quando arrivammo, la mattina presto, il direttore dopo i soliti salamelecchi mi chiamò in disparte e con fare da agente segreto mi disse che se volevo erano organizzati con un servizio barche per delle spiaggette tranquille. La cosa mi fece molto piacere, anche perché da sempre odio i luoghi affollati.

- È vero, ricordo. Ricordo perfettamente quell'uomo. Aveva un'aria strana per essere un direttore.

- Volevo approfittarne, ma Michela voleva girare per l'isola a fare qualche spesa. Decidemmo allora che almeno per quella mattinata ci saremmo divisi. Dopo neanche una mezz'ora mi ritrovavo su di un piccolo gozzo. Il rematore era un uomo sui 50 anni con uno sguardo penetrante. Mi chiese dove volessi andare. Gli risposi che non ero mai stato a Capri e che quindi mi affidavo a lui. Gli dissi anche che avrei preferito qualche spiaggetta "particolare", riferendomi a qualche bel posto da vedere. Ma evidentemente il tizio dovette capire altro. Dopo un po' di tempo arrivammo nei pressi di una spiaggia. Mi fece scendere chiedendomi a che ora doveva tornare per riportarmi in albergo. Gli dissi che volevo pranzare per le due. Dopo qualche attimo mi ritrovai solo. C'erano solo due persone piuttosto lontane da me. Con tutta calma mi stesi al sole rilassandomi. Trascorsero solo alcuni minuti che sentii un vocio poco lontano. Era un gruppo di tre uomini che si apprestava a prendere il sole. La cosa non mi sembrava tanto strana, solo che i tre rimasero nudi completamente. Pensai che tutto sommato non essendoci tanta gente la cosa poteva essere accettabile. Fatto sta che nel giro di una mezz'oretta la spiaggetta si riempì: erano tutti uomini. E tutti rimanevano completamente nudi. L'unico ad indossare il costume ero io. La cosa mi provocava un certo imbarazzo specie quando mi resi conto che due uomini parlando tra di loro facevano certamente riferimento a me. Purtroppo sarei dovuto rimanere ancora per molto e quindi non potei fare a meno di sfilarmi il costume rimanendo anch'io nudo. Era strano. Sapete, in quegli anni il nudismo non era molto praticato, anzi, non era neanche ammesso. Comunque lì nessuna guardia si sarebbe sognata di arrivare e comunque la barca si sarebbe notata subito. In ogni caso mi ritrovavo in una situazione anomala, lì tutto nudo insieme ad altri uomini. Poco lontano da me due ragazzoni erano in piedi appoggiati ad una roccia parlavano tra di loro. Fin qui nulla di strano, solo che dopo un po' i due erano l'uno con un braccio sopra le spalle dell'altro. I loro corpi si toccavano e l'affare del più alto strusciava sul fianco dell'amico per niente infastidito. Pensai che se fosse capitato a me sicuramente lo avrei steso con un pugno, ma quello invece sembrava addirittura contento. Mi misi a guardare da tutt'altra parte, ma ogni tanto la curiosità mi spingeva a girarmi verso i due. Ad un tratto i due si presero il volto tra le mani e si baciarono. Un bacio lungo e passionale. Potei notare le loro lingue cercarsi.

- Ma come, erano due uomini e si baciavono? - intervenne Maria

- Tesoro evidentemente erano due gay.

- Ma... in pubblico.

- È proprio questo il punto. Era si un luogo pubblico, ma frequentato solo da uomini. Anzi, nel guardarmi intorno per vedere se altri si rendevano conto di ciò che stavano facendo quei due, mi accorsi che anche altri erano intenti a toccarsi. Mi alzai di scatto chiedendomi dove fossi capitato. Girandomi verso i due ragazzi potei notare che ormai si toccavano ogni punto del corpo, compreso i loro sessi. Poi uno dei due si mise in ginocchio ed iniziò a lavorare di bocca.

- Che significa "lavorare di bocca"

- Senti, Antonio, mia moglie non è molto sveglia in materia. Forse è meglio usare dei termini più diretti. - Poi, rivolto Maria - pompino, cara, stava facendogli un pompino.

- Mio Dio, un uomo che fa... si insomma... con un altro uomo

Antonio riprese il suo racconto

- Non so cosa mi accadde, ma invece di girarmi iniziai a guardare fisso verso quei due. Poi all'improvviso mi resi conto che mi stavo eccitando. Si era proprio così. Sentivo il cazzo che mi diventava duro. Iniziai a toccarmi come se fossi un drogato. Mi sentivo frastornato. Stavo godendo della vista di due gay che facevano sesso. All'improvviso sentii delle mani accarezzarmi la schiena. Mi girai ed un uomo grasso e più basso di me, ma con un cazzo enorme, mi prese il volto tra le mani e prima che potessi rendermi conto m'infilò la sua lingua in bocca. Non so cosa mi successe, ma risposi al quel bacio.

- Accidenti, che maritino maiale che ho. Ti sei fatto un uomo?

- Veramente direi che lui si è fatto me.

- Cosa significa che lui si è fatto te?

- Ma possibile che non capisci mai? Vuol dire che lo ha inculato. Scusa Antonio, ma con mia moglie bisogna parlare solo così.

- Mamma mia - disse Maria - e tu cosa provasti.

- Be, ormai sarebbe inutile nasconderlo: mi piacque.

- Povero caro, - disse Michela alzandosi e avvicinandosi ad Antonio - e per tutti questi anni te lo sei tenuto nascosto.

Strinse al petto la testa del marito. Nel fare questo notai che con un'abilità degna della più grande delle puttane, s'era sbottonata la camicetta senza farsene accorgere. In più alzandosi dalla poltrona non s'era sistemata la corta gonna che le era risalita tanto su da mostrare la carne bianca sopra il bordo delle autoreggenti. Notai che il volto di Maria era diventato paonazzo, ma non riusciva a distogliere lo sguardo dalle cosce di Michela.

- Facciamo una cosa - intervenni io - fermiamo il racconto di Antonio qui. Poi a turno iniziamo noi per fermarci come lui. Alla fine ognuno di noi riprenderà da dove ha finito.

Il mio intento era chiaro. In questo modo la nostra eccitazione sarebbe salita alle stelle, ma cambiando ogni tanto personaggio non avremmo dato modo a Maria di rendersene conto.

- Ora tocca a te - mi rivolsi a Michela - raccontaci se hai mai fatto sesso con una donna.

- Per me non c'è problema - disse Michela lasciando la testa di Antonio.

Girandosi verso di noi la camicia si aprì ulteriormente mettendo in mostra le sue tettone a malapena sostenute da un minuscolo reggiseno a balconcino che lasciava completamente liberi i capezzoli. Vidi Maria strabuzzare gli occhi, anche perché Michela non fece assolutamente nulla per coprirsi. Poi Michela si sedette sul divano proprio di fronte a Maria.

- Ero una ragazzina all'epoca - iniziò Michela - ed in casa mia circolava tanta di quella gente che a volte neanche conoscevo. Solo più tardi capii che si trattavano di coppie che i miei invitavano a casa dopo averli conosciuti in qualche club privato. Una sera, dopo aver cenato insieme ad una nuova coppietta, andai a letto come al solito salutando. Faceva molto caldo e non riuscivo a dormire. Stavo lì sul letto solo con gli slip, cercando le braccia di Morfeo. Trascorsi così inutilmente quasi un'ora. Poi decisi di prendere qualcosa da leggere. Mi alzai e mi avvicinai alla libreria della mia camera. All'improvviso avvertii dei rumori fuori. Incuriosita avvicinai l'orecchio alla porta e potei sentire distintamente un risolino di donna. Conoscevo il modo di ridere di mia madre, e non era lei. Piano piano feci capolino dalla porta della mia camera. I miei e i loro nuovi amici stavano per entrare in camera da letto. Mi chiesi come mai non erano ancora andati via e inoltre cosa andavano a fare in camera da letto. Dopo qualche istante di nuovo il silenzio. Non riuscivo proprio a capire perché fossero entrati proprio in camera da letto. Con il passo di un gatto mi avvicinai alla porta dei miei lasciata inavvertitamente socchiusa. Lo specchio che avevo di fronte inquadrava perfettamente il letto. La luce sui comodini era accesa lasciando la camera illuminata. Poi vidi tutto.

- Cosa? - disse Maria

- Vidi mia madre buttarsi sul letto e l'amica addosso che lentamente la spogliava. Ridevano. Ridevano e si toccavano. Poi l'amica bacio mia madre sulla bocca. Rimasero completamente nude. Mamma allora passò da sopra sedendosi sul viso dell'altra.

- Che cosa? Ma hai detto che erano nude.

- Si erano nude e mia madre aveva messo la sua fessa in faccia all'amica per farsela leccare.

Maria a quelle parole divenne incandescente, anche perché Michela non disdegnava di aprire in continuazione i suoi coscioni mettendo in mostra le sue grazie proprio a mia moglie. Inoltre le sue tette sembravano essere come due fari. Il racconto continuò:

- Non so cosa mi successe, ma non potei fare a meno di toccarmi da sopra le mutandine che ritrovai completamente fradice. Forse a qualche altro la vista della propria madre che lesbica con un'amica avrebbe fatto schifo. A me no, anzi. Mi piaceva. Mi sentivo eccitata al massimo e mentre le seguivo leccarsi a vicenda la fessa iniziai a masturbarmi.

- Ora basta - la interruppi. - Tocca a Maria

- No ti prego. Inizia tu.

- Credo sia giusto alternare il racconto di un uomo con quello di una donna - intervenne Antonio - io ho iniziato il mio racconto, ora tocca a te Mario.

- E va bene. Spero solo che mia moglie non se la prenda troppo per averle tenuto nascosto questa storia.

- Ma perché? Credo che al massimo avrai visto qualche uomo fare sesso con un altro uomo.

- Lascialo raccontare, Maria.

- Bene. È accaduto un paio di anni fa. Io e Maria eravamo rientrati dal mare e dopo cena stavamo per andare a letto quando bussarono alla porta. Era Vincenzo,il figlio del vicino che mi chiese se potevo aiutarlo a capire una cosa sul computer.

- Si, i ricordo. M'incazzai da morire perché eravamo stanchi e io me ne andai a letto.

- Già, ma dato che era presto non potei dire di no. Il ragazzo voleva imparare a navigare su internet. Dopo neanche un quarto d'ora già smanettava benino, tanto che pensai che già era pratico. Gli dissi che andavo un attimo a controllare se Maria dormisse e mi alzai. Maria dormiva alla grande ed io, non senza una punta d'invidia ritornai nello studio. Come entrai vidi sul monitor due tette da sballo. Mi resi subito conto che il ragazzino era entrato in un sito hard. Gli spiegai che doveva stare attento a certe cose, ma lui per tutta risposta mi disse che tanto eravamo tra uomini e non essendoci mia moglie potevo anche farlo continuare. Gli dissi che per essere uomini non bastava appartenere al sesso maschile, ma se non altro bisognava crescere almeno in età. Nel frattempo andava avanti con le immagini. Mi chiese se a me piaceva guardare quelle donne nude. Risposi che anch'io ero fatto di carne e quindi anche su di me facevano un certo effetto, ma comunque preferivo qualcosa di diverso. Mi chiese allora se per diverso intendevo quello che in quel momento appariva sullo schermo.

- E cosa c'era - intervenne Michela

- Accidenti, lasciatemi ascoltare - disse mia moglie che ora sembrava eccitata.

- C'era un uomo steso gambe all'aria su di un tavolo e un altro che lo inculava. Rimasi per un attimo senza parole. Ma poi con tono serio gli chiesi perché cercava quelle cose. Mi rispose che era una semplice curiosità e andava sempre avanti con le immagini. Su di una indugiò particolarmente: c'era un uomo in piedi e seduto un ragazzo che gli faceva un pompino. Volle sapere da me se quella scena mi eccitava.

- E tu?

- In effetti sentivo che il cazzo iniziava ad indurirsi e lui senza attendere la risposta mi mise una mano nei pantaloncini abbassandomeli. In un primo momento provai imbarazzo, ma non tanto per essere restato nudo, ma per il fatto che avevo il cazzo duro. Senza altro indugio me lo prese in bocca iniziando un bocchino con i fiocchi. Ricordo come se fosse ora come se lo infilava alla gola senza nessun problema. Il fatto che mia moglie era nell'altra stanza mi eccitava ancora di più. Dopo poche succhiate sborrai in bocca a Vincenzo il quale mi ripulì per bene con la lingua e poi alzatosi mi baciò in bocca passandomi con la lingua il mio stesso sperma. Dopo un po' mi disse che voleva essere ricambiato. Mi misi allora in ginocchio e abbassatogli i pantaloni gli tirai fuori il cazzo e lo succhiai come se fossi stato una vera troia. Dopo poco mi venne in bocca ed io feci come lui aveva fatto con me: lo baciai con forza passandogli la sua stessa sborra.

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